Acciaio, la ripresa resta alla porta
Produzione globale ancora debole, importazioni europee in assestamento e prezzi in rialzo
8 settembre 2026
Un periodo di passaggio, nel quale gli effetti di alcuni cambiamenti strutturali stanno tardando a manifestarsi. Così Stefano Ferrari, responsabile dell’Ufficio Studi siderweb, ha descritto l’attuale congiuntura del settore siderurgico oggi durante il webinar MERCATO & DINTORNI.
«Partendo dalla produzione – ha esordito – si nota che nei primi 7 mesi dell’anno nel mondo si è verificato un lieve decremento dell’output, pari a circa 6,5 milioni di tonnellate». Questo calo è il frutto di «6 mesi contraddistinti dal segno meno e uno solo dal segno più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno», e arriva dopo un 2025 «anch’esso negativo». Entrando più nel dettaglio dei dati produttivi, si nota però che «in realtà se scorporiamo le performance della Cina da quelle del resto del mondo si vede che è Pechino che sta contribuendo in maniera decisiva alla riduzione della produzione di acciaio globale: negli ultimi 31 mesi la diminuzione dell’attività siderurgica del Paese è stata pari a circa 84 milioni di tonnellate, mentre nel resto del mondo c’è stato un aumento di circa 33 milioni di tonnellate». L’Unione europea, in questo quadro, si pone a mezza via: nei primi 7 mesi del 2026 ha fatto registrare un aumento dello 0,4%, recuperando circa 300mila tonnellate rispetto all’anno precedente.
Sempre rimanendo in Europa, si nota che l’introduzione del CBAM e della Salvaguardia hanno portato ad un forte incremento delle importazioni nel quarto trimestre 2025, a cui è seguito un crollo nel primo trimestre del 2026 e una parziale ripresa nel secondo trimestre. «Analizzando i flussi – ha spiegato Ferrari – si nota che nel secondo semestre 2025 c’è stato un aumento delle importazioni di circa 3,2 milioni di tonnellate rispetto all’anno precedente; questo materiale è stato consumato solo in parte nel primo semestre 2026 e attualmente, quindi, si nota un buon livello di stoccaggi in Europa». Lo stesso ragionamento vale anche per l’Italia, con un afflusso di acciaio dai Paesi terzi salito di circa 700-900mila tonnellate nel secondo semestre 2025 rispetto ai due anni precedenti e con una minima contrazione degli arrivi nel primo semestre di quest’anno.
Ma quali sono stati gli effetti di questo andamento sull’acciaio europeo? A fronte del rincaro dei prezzi sia dei lunghi sia dei piani, si nota tra i produttori dell’Ue dei quali è possibile consultare il bilancio che l’Ebitda è salito in misura decisa sia nel primo sia nel secondo trimestre dell’anno, con un recupero di redditività pari a circa 1 miliardo di euro rispetto ai corrispondenti periodi del 2025.
L’analisi dei dati «sembra suggerire – conclude Ferrari – che le risposte degli operatori alle leggi introdotte dall’Ue, in particolare CBAM e quote all'import, abbiano portato a forti volumi di acquisto, i quali hanno contrastato almeno in parte l’attesa ripresa produttiva. Le barriere, però, hanno avuto un effetto molto più deciso sui prezzi, consentendo in prima battuta un recupero della marginalità ai produttori, che hanno avuto risultati nettamente più brillanti rispetto all’anno scorso».
Redazione siderweb
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