Cbam banco di prova della tracciabilità
Assanelli (The Traceability Hub): «Centralità crescente della qualità del dato»
16 giugno 2026 Translated by Deepl
Non “solo” un nuovo obbligo normativo per le imprese siderurgiche: il Cbam «rappresenta soprattutto un cambio di paradigma», con i dati che stanno diventando «leva strutturale per accedere al mercato, difendere marginalità, dimostrare conformità e supportare il posizionamento competitivo in una siderurgia sempre più esposta alle logiche della trasparenza e della decarbonizzazione», nella quale «sostenibilità, origine e performance ambientale stanno diventando sempre più difficili da separare».
Ne sono convinti in The Traceability Hub, piattaforma editoriale e di analisi dedicata alla tracciabilità nelle supply chain moderne, parte di Antares Vision Group. Come spiega Mattia Assanelli, General Manager Supply Chain Transparency & Service di Antares (a sinistra nell'immagine), sono quattro i principali problemi che le imprese che importano acciaio da Paesi extra-Ue stanno affrontando: «Reperire le informazioni, soprattutto nelle filiere internazionali più frammentate, da fornitori che non le hanno, o non le hanno in quel formato o livello di dettaglio; rispettare le scadenze, soprattutto quando la raccolta dei dati avviene manualmente, via e-mail e in fogli Excel». Il terzo problema «spesso sottovalutato» riguarda la frammentazione interna alle aziende, «che genera inefficienze, duplicazioni e punti ciechi». Ma è nella «raccolta di dati affidabili» che «la tracciabilità fa la differenza: senza un collegamento chiaro tra materiale, lotto, origine, fornitore e documento tecnico, anche il dato emissivo rischia di perdere valore operativo. Non tutti i dati dichiarati, infatti, sono automaticamente robusti. Le aziende – chiarisce Assanelli – dovranno affrontare questioni legate a coerenza metodologica, formati non omogenei, documentazione incompleta, assenza di standard condivisi con alcuni partner di filiera e difficoltà nel collegare i dati emissivi al prodotto importato in modo univoco».
Insomma, «il Cbam – secondo Assanelli – rende evidente una verità che molte organizzazioni stanno iniziando a toccare con mano: senza una base robusta di traceability e data governance, la compliance rischia di restare solo teorica». Per questo sarebbe necessario «impostare un modello continuativo di data collection e supplier engagement, con richieste standardizzate, responsabilità chiare e controlli minimi definiti a monte; investire nella mappatura dei dati critici e rafforzare i sistemi di tracciabilità documentale e di prodotto». «Nel settore dell’acciaio – chiarisce ancora Assanelli –, elementi come heat numbers, batch identification, mill test certificates e registri digitali non servono solo per qualità e provenienza: diventano l’ossatura su cui innestare informazioni aggiuntive, comprese quelle richieste da nuovi framework regolatori e di mercato». Per trasformare un adempimento regolatorio in una capacità aziendale stabile, «occorre un coordinamento che metta attorno allo stesso tavolo funzioni operative, procurement, compliance, sustainability e IT, in una cabina di regia trasversale».
In questo senso, «la tracciabilità non è solo un adempimento: è anche infrastruttura organizzativa». Oggi la siderurgia «si trova al centro di una convergenza di pressioni che fino a pochi anni fa venivano gestite separatamente: da un lato gli obblighi legati a commercio internazionale, origine dei materiali e documentazione tecnica; dall’altro le richieste crescenti di trasparenza sulle emissioni incorporate, sulle condizioni di produzione e sulla capacità di dimostrare, in modo verificabile, ciò che si importa, si trasforma o si immette sul mercato. È esattamente in questo punto di intersezione tra dati, compliance e operatività che The Traceability Hub colloca il proprio lavoro editoriale».
Redazione siderweb
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