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Trafilerie: ottime performance nel triennio 2020-2022

Circa 3mila le aziende analizzate da Bilanci d'Acciaio. Tosini: risultati in calo quest’anno, parziale ripresa nel 2024

LECCO - 57 trafilerie, 14 imprese fornitrici di vergella e 2.941 imprese utilizzatrici di prodotti trafilati. Questi i numeri delle imprese della filiera delle trafilerie analizzate dallo studio Bilanci d’Acciaio 2023 di siderweb. Il loro fatturato totale ammonta a circa 224,2 miliardi di euro, di cui 3,4 miliardi nel caso delle trafilerie, 19,5 per i fornitori di vergella e 201,3 miliardi per gli utilizzatori di prodotti trafilati. Numeri che sono stati presentati oggi presso la Camera di Commercio di Como-Lecco durante il convegno dal titolo «Trafilando nell’incertezza».

Ferrari: il prezzo della vergella resta più alto della media 2018-2020

Nella prima parte dell’evento, Stefano Ferrari, responsabile dell’Ufficio Studi di siderweb, si è concentrato su produzione, scambi commerciali e prezzi. Nei primi otto mesi del 2023 l’indice della produzione delle trafilerie italiane è stato pari a 100,6, contro i 120,8 del 2022 ed i 109,9 del 2021, quindi con un calo del 16,7% rispetto allo stesso periodo del 2022 e dell’8,5% rispetto allo stesso periodo del 2021. «Una situazione difficile, che è precipitata soprattutto a luglio/agosto, con tassi di attività molto bassi rispetto all’anno precedente» ha commentato Ferrari.

Analizzando l’andamento delle esportazioni e delle importazioni e partendo dalla materia prima lavorata, ossia la vergella, secondo gli ultimi dati Istat, nel periodo gennaio-luglio c’è stato un calo dell’import italiano del 25% tendenziale. In particolare, è diminuito del 31% l’import di vergella di acciaio al carbonio, mentre solo dell’11,5% quello di vergella in acciaio speciale. L’export di vergella in generale è cresciuto invece del 3,8%, per un surplus dell’export sull’import di circa 400mila tonnellate quest’anno. In particolare, è rimasto pressoché invariato l’export di vergella di acciai comuni, è cresciuto quello di vergella in acciaio speciale, mentre è calato del 38% quello di vergella in acciaio inossidabile.

Passando al principale prodotto finito delle trafilerie, il filo, vi è stato all’import un calo dei volumi del 5% nei primi sette mesi di quest’anno, mentre all’export è stata registrata una riduzione del 14%, per un surplus commerciale che è sceso da 491mila tonnellate nel 2022 alle 410mila tonnellate nel 2023. All’import si segnalano riduzioni del 2,5% per il filo al carbonio e dell’1% per il filo speciale, mentre il filo inox ha ceduto il 20%. All’export, è sceso del 18% il filo al carbonio, mentre sono saliti sia l’export di inox (+46%, anche se su volumi ridotti) sia quello di fili speciali (+3%). Le principali destinazioni dell’export di filo sono state la Svizzera, la Francia, la Germania, l’Austria e il Belgio.

Quanto ai prezzi, Ferrari ha rimarcato come, partendo dal 2018, quello della vergella per i primi tre anni sia stato tendenzialmente discendente ma con oscillazioni contenute. Dopodiché, «abbiamo avuto una prima “esplosione” dei prezzi nel 2021 ed una seconda, fulminea, legata allo scoppio della guerra in Ucraina all’inizio del 2022, seguita da una lunga e decisa riduzione dei prezzi, che è durata sino a luglio 2023, quando la quotazione si è stabilizzata attorno ai 605-625 euro la tonnellata». Ferrari ha sottolineato che il prezzo si è più che dimezzato rispetto ai massimi storici, ma resta comunque di circa 50-100 euro più alto rispetto alla media 2018-2020. Difficile dire se la recente stabilizzazione sia definitiva o solo temporanea.

Analizzando il rapporto tra prezzi della vergella e prezzi del rottame, il responsabile dell’Ufficio Studi siderweb ha evidenziato che tra il 2018 e il 2020 «il delta tra prodotto finito e lamierino è stato «abbastanza costantemente tra i 200 e i 300 euro la tonnellata, mentre è salito ad oltre 800 euro nel 2022, dopo l’invasione russa dell’Ucraina». Più recentemente, «è sceso, in maniera molto netta, fermandosi però sui 300 euro la tonnellata, un livello storicamente superiore alla media 2018-2020 (240,3 euro la tonnellata)». Per Ferrari, resta da valutare quindi, se vi saranno ulteriori limature e quindi un ritorno alla media storica oppure se ci sia stato un riassestamento del margine per tener conto anche degli aumentati costi di altri input (energia su tutti).

siderweb da oltre sei anni rileva anche il prezzo di alcuni tipi di fili trafilati per l’industria delle molle. Per due tipologie di filo l’andamento è stato molto più regolare rispetto a quello della vergella e del rottame, con un aumento per il prezzo del filo DH di circa 1000 euro la tonnellata tra il 2022 e il 2022, a cui è seguito un calo di circa 300/400 euro la tonnellata, con le quotazioni che quindi sono rimaste notevolmente al di sopra della media storica, «molto di più rispetto ai prezzi della vergella e del rottame».

Gianfranco Tosini: ottimi risultati del 2020-2022 difficilmente replicabili

Il professor Gianfranco Tosini ha illustrato invece le performance economico-finanziarie del settore delle trafilerie. «La crescita del fatturato complessivo nel triennio 2020-2022 è stata di poco inferiore a quella delle imprese a monte della filiera, ma significativamente maggiore di quella delle imprese a valle» ha affermato. L’incidenza del valore aggiunto sul fatturato è aumentata nel 2021 rispetto al 2020, mentre si è stabilizzata nell’anno successivo. «Hanno fatto meglio delle trafilerie i cluster a monte, che hanno aumentato il peso del valore aggiunto in tutti e tre gli anni, mentre le imprese dei cluster a valle (tranne le viterie e bullonerie) hanno diminuito il valore aggiunto sul fatturato rispetto al 2020».

Il risultato lordo della gestione industriale (Ebitda) sul fatturato è cresciuto di oltre 5 punti percentuali per le trafilerie; meglio hanno fatto le aziende dei cluster a monte, che «partivano però da valori molto più bassi all’inizio del periodo». Il risultato netto della gestione caratteristica (Ebit) è in aumento di 7 punti per le trafilerie, rispetto ad una media di 3 punti delle imprese dei cluster a valle e di 14 punti delle imprese dei cluster a monte.

La redditività del capitale investito (ROA) è aumentata in tutti e tre gli anni, con una crescita complessiva di oltre 9 punti percentuali. Stesso andamento per la redditività delle vendite (ROS), salita di 7,5 punti. Infine, la redditività dei mezzi propri (ROE) ha registrato un balzo di quasi 20 punti rispetto al 2020.

Nel complesso, il livello di rischiosità è diminuito e il rapporto di indebitamento complessivo si è ridotto risultando poco al di sopra dell’unità. Inoltre, «gli indici di liquidità sono migliorati nel triennio e risultano più alti di quelli delle imprese dei cluster a monte e sostanzialmente allineati con la media delle imprese dei cluster a valle».

Guardando al futuro, Tosini ha concluso che «gli ottimi risultati ottenuti dalle trafilerie nel triennio osservato difficilmente si ripeteranno nei prossimi anni, in quanto il contesto economico è meno favorevole per via dell’incertezza causata dai cambiamenti nelle relazioni internazionali e dal rallentamento dell’economia e del commercio mondiale». Per quest’anno è prevista una riduzione della produzione in quasi tutti i cluster utilizzatori di prodotti trafilati. Anche il fatturato è atteso in calo, sia per la riduzione delle vendite in quantità sia per la diminuzione dei prezzi rispetto al 2022. Di conseguenza, diminuirà anche la marginalità, «a causa della contrazione del mark-up e dell’aumento dell’incidenza dei costi fissi». Tutto questo si tradurrà in una minor liquidità, il cui fabbisogno «diminuirà per la minor necessità di finanziamento del capitale circolante». Infine, «peggiorerà il livello di sostenibilità del debito».
La situazione migliorerà nel 2024, «grazie all’aumento della produzione e del fatturato», anche se «con molta probabilità resteranno al di sotto dei livelli del 2022», e grazie anche ad una «modesta crescita della redditività e della liquidità, alla stabilizzazione del livello di indebitamento e alla riduzione degli oneri finanziari sull’Ebitda conseguente ad un inizio di diminuzione dei tassi di interesse».


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