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Gruppo Arvedi presenta ARVZERO

Arvedi Caldonazzo: «Un punto di arrivo ma anche di partenza». Siglato il primo contratto di fornitura con Mercedes-Benz

RHO (Mi) - Si chiama ARVZERO ed è l’acciaio prodotto da Acciaieria Arvedi attraverso la tecnologia Arvedi ESP a emissioni nette di CO2 pari a zero (Scope 1 e Scope 2 del Greenhouse Gas Protocol). È circolare perché ottenuto dal riciclo del rottame ed è “zero waste” in quanto oltre il 90% degli scarti generati dal processo produttivo vengono riutilizzati. Il Gruppo Arvedi ha scelto la cornice di Made in Steel per presentarlo attraverso un convegno.

«Se oggi siamo qui a festeggiare insieme questo traguardo lo dobbiamo al cavaliere Giovanni Arvedi, alla sua visione straordinaria e alla sua determinazione», è stata la premessa di Mario Arvedi Caldonazzo, CEO di Gruppo Arvedi, che ha definito ARVZERO «un punto di arrivo, ma al tempo stesso un punto di partenza». Un punto di arrivo perché «di fatto siamo arrivati nel 2023 ad ottenere un risultato, la certificazione “net zero emissions” di tutto l’acciaio prodotto da Acciaieria Arvedi, quando l’obiettivo del Green Deal è quello del raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050». Un punto di partenza «perché continueremo a lavorare affinché si possa migliorare ulteriormente questo risultato riducendo il più possibile i chilogrammi di Scope 1 e abbassando anche lo Scope 3».

La genesi del traguardo celebrato oggi dal Gruppo Arvedi ha radici lontane. È il risultato di una visione che nasce nel 1989, quando il cavalier Arvedi decide di fondare Acciaierie Arvedi e «lo fa con tre pilastri fondamentali: il forno elettrico alimentato a rottame, primo e tuttora unico caso di produttore di acciai piani da forno elettrico in Europa; la tecnologia ESP-ISP che consente di ottenere dall’acciaio liquido coils laminati a caldo finiti senza emissioni di CO2; e, infine, il pilastro della sostenibilità». Per Mario Arvedi Caldonazzo «è incredibile l’attenzione che il cavalier Giovanni Arvedi aveva messo nella realizzazione delle best practice da questo punto di vista. Innanzitutto, per una ragione etica: non inquinare. Ma anche per ragioni strategiche, di continuità aziendale che solo la compatibilità ambientale avrebbe potuto garantire».

Guardando a tempi più recenti, Arvedi Caldonazzo ha indicato il 2018 come anno clou per la nascita di ARVZERO. «È l’anno nel quale la nostra responsabile della sostenibilità Alessandra Barocci propone di mappare tutte le fonti emissive di CO2 per creare un piano di intervento al fine di ridurle. La sostenibilità nasce dall’aver anticipato una strada sulla quale sapevamo che la Commissione europea non avrebbe retrocesso né fatto sconti». «Avevamo un’impronta carbonica molto elevata – ha proseguito il CEO di Gruppo Arvedi – ma tutto è cambiato nel 2020, quando abbiamo firmato l’accordo di programma per la chiusura dell’area a caldo di Trieste e la conversione del sito produttivo in un sito carbon neutral. Con questo passaggio abbiamo eliminato dalla nostra carbon footprint tutte le emissioni di Scope 1 legate al ciclo integrale». Arvedi ha dato il via così a un progetto da circa 500 milioni di euro, denominato Azimut, per la conversione green dello stabilimento di Trieste e per la sostituzione della ghisa con il rottame nel processo produttivo a Cremona. «Con tanta ricerca, non ancora completata siamo riusciti ad abbassare drasticamente l'utilizzo di ghisa nel forno elettrico pur garantendo le caratteristiche di qualità del prodotto – ha spiegato Arvedi Caldonazzo –. Allo stesso tempo, l’antracite che viene influssata viene sostituita da carbone di origine vegetale o altri prodotti che riciclano materiali plastici con contenuti di carbonio incoraggianti ma non ancora definitivi». Nessuno si faccia illusioni però: «Non si può pensare che si arrivi a produrre senza alcuna emissione di anidride carbonica» ha precisato. Per questo «Arvedi, dopo aver ridotto drasticamente le emissioni Scope 1, ha avviato un progetto di compensazione volontaria delle emissioni rimanenti attraverso certificati Forestry». Una volta compensati sia lo Scope 1 e lo Scope 2, il Gruppo Arvedi ha presentato a RINA il proprio progetto e con questa società «fatto ulteriori verifiche, corretto alcuni passaggi fino ad essere certificato nel luglio 2022 come carbon neutral», Ciò significa che «su richiesta del cliente, potremo emettere un certificato che attesterà la neutralità climatica dell'acciaio acquistato dallo stesso cliente».

Mario Arvedi Caldonazzo si è detto poi «orgoglioso di poter annunciare il primo contratto di fornitura con Mercedes-Benz, un brand importante, un'azienda globale di straordinario fascino e grande impegno nella sostenibilità che ha scelto l'acciaio ARVZERO per lanciare le proprie linee di prodotto sostenibile».

Il CEO di Gruppo Arvedi è certo che a questo cliente se ne affiancheranno altri nel breve futuro, perché «la sensibilità del consumatore sta crescendo, c'è sempre più il desiderio di scegliere un prodotto sostenibile». Il problema, ha puntualizzato, è che «non esiste una definizione di "green steel" in quanto ciascuno cerca di tutelare le proprie posizioni e non ci si mette quindi d'accordo. Noi non potevamo aspettare che si arrivasse a una definizione nella quale magari non ci saremmo neanche riconosciuti». Anche perché «una definizione di "green steel" servirà per gli appalti pubblici e nient'altro. Mi spiego: Mercedes-Benz, quando ha deciso di sposare il nostro progetto, ha voluto prima verificare che l'energia da fonte rinnovabile non provenisse da fonte nucleare. Non basta quindi affermare di aver compensato il proprio Scope 2, o meglio, è sufficiente da un punto di vista regolatorio, ma poi sul mercato esistono diverse sensibilità». Con ARVZERO il Gruppo Arvedi, ha spiegato Mario Arvedi Caldonazzo, ha voluto «anticipare i tempi, in assoluta trasparenza». Attualmente l'interesse maggiore verso l'acciaio carbon neutral lo stanno mostrando tante case automobilistiche ma non solo: «Vedo qui presenti tanti amici e clienti che hanno voglia di lanciare una loro linea di prodotto carbon neutral in quanto a loro volta ricevono sollecitazioni».

Come si diceva all'inizio, ARVZERO è sì un punto di arrivo, ma anche un punto di partenza. Sono diverse le priorità che il Gruppo Arvedi si è dato per i prossimi anni: abbassare ulteriormente le emissioni di CO2 per tonnellata di acciaio prodotta, dagli attuali 133 kg a meno di 100 kg. Lavorare sullo Scope 3, ossia sulle emissioni indirette legate al contenuto di CO2 nelle materie prime, nei trasporti ecc. «Abbiamo già avuto un eccellente risultato nel 2022, ovvero una riduzione dello Scope 3 del 40%. È importante – ha rimarcato Arvedi Caldonazzo – perché nel futuro sarà necessario certificare anche lo Scope 3 e sarà un lavoro lungo e impegnativo». Infine, Arvedi punta ad ottenere la certificazione carbon neutral anche per tutte le altre aziende della filiera, come i tubifici, Metalfer e i centri di servizio. Infine, ha l'obiettivo di portare anche Arvedi AST verso la neutralità climatica. A questo proposito, il CEO ha sottolineato che «si tratta di strategia pura perché l'acciaio inossidabile viene prodotto da rottame e forno elettrico soltanto in Europa. In Asia viene prodotto tramite un processo chiamato nickel pig iron, che emette da 7 a 9 volte più del nostro ma che ha costi estremamente competitivi. Se gli asiatici dovessero spingere sull'acceleratore con la capacità produttiva installata in loro possesso, ci spazzerebbero via. Noi potremmo difenderci soltanto con l'argomento sostenibilità». Mario Arvedi Caldonazzo è infatti convinto che «la sensibilità del cliente alla fine lo porterà a scegliere un prodotto sostenibile anziché un prodotto altamente inquinante».


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