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Guerra e tariffe: «Situazione già critica prima»

Webinar siderweb. Rosatelli (Sere): «L’Europa dipende per il 77% dal gas straniero, di cui il 39% è quello russo»

«La tempesta perfetta oggetto dell’incontro di oggi, com’è noto, non si è abbattuta solo sull’acciaio, ma anche sul gas e sul suo mercato», soprattutto perché quanto provocato dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia «ha determinato una sovrapposizione con una situazione già perturbata sui mercati energetici, visto che già dalla seconda metà del 2021 l’incrocio tra elementi strutturali e l’esigenza di avviare la transizione energetica hanno determinato tensioni, con impennate dei prezzi di gas e CO2 e quindi dell’energia elettrica».

A dirlo è stato, stamattina, nel corso del webinar “Russia-Ucraina: tempesta perfetta sull’acciaio” organizzato da siderweb, Amedeo Rosatelli, Senior Partner di Sere, società di consulenza specializzata nel settore energetico.

Senza dimenticare che questo stato di cose si è sovrapposto a un «calo della produzione di gas italiana ed europea, con le riduzioni registrate nel giacimento olandese di Groningen, una diminuzione dei flussi dalla Russia e del GLN via nave, a causa delle deviazioni verso l’Asia». Calo della produzione di gas in Europa che, peraltro, ha reso ancor più critica la situazione, visto che «i flussi dalla Russia sono decisivi, dal momento che il Continente importa il 77% del proprio fabbisogno e che il 39% è relativo proprio alla quota russa».

Al momento, ha spiegato Rosatelli, «l’invasione dell’Ucraina non ha determinato una riduzione di questi flussi dalla Russia, ma è necessario ricordare che uno dei temi critici con i quali il nostro Paese e ancor di più l’Europa devono fare i conti è quello relativo al riempimento degli stoccaggi, che attualmente in Italia è al 36%, contro una media europea del 27% e con entrambi in calo negli ultimi cinque anni».

In relazione alle tariffe energetiche, Amedeo Rosatelli ha poi spiegato che «il contributo pur importante delle rinnovabili non ci porta delle opportunità perché il meccanismo della formazione dei prezzi tiene conto del costo di produzione spot delle centrali a gas e questo fa sì che il 50% del contributo del gas si tira dietro tutto il resto». Da qui, secondo il Senior Partner di Sere, «deve scaturire un ragionamento complessivo sulla rideterminazione dei prezzi».

Guardando al futuro, il Senior Partner di Sere ha proposto alcune misure che potrebbero essere adottate per migliorare la situazione: «Massimizzare i flussi da direttrici alternative, per esempio Algeria, Libia, TAP e altri – ha spiegato –, ma anche quelli via GLN attraverso i terminali nazionali esistenti; approntare nuovi rigassificatori galleggianti; fare ricorso alle centrali a carbone; incrementare l’estrazione nazionale e pensare a nuove interconnessioni con i rigassificatori europei, per esempio con quelli spagnoli attraverso una rete di collegamento che passi per la Francia».

Quanto alla politica continentale, secondo Amedeo Rosatelli «l’Europa per un periodo non ha mostrato di avere le idee chiare, soprattutto sulle rinnovabili, ma ora si vuole superare l’impasse anche attraverso aiuti di Stato alle imprese energivore e la revisione dei meccanismi di prezzo».

In Italia, invece, «gli interventi in arrivo da parte del governo, anche se ci sono risorse limitate, potrebbero risultare utili, soprattutto se si punterà alla sospensione degli oneri di sistema, ai crediti d’imposta e alla ricerca di sinergie tra produzione nazionale di gas e possibilità per le imprese di sottoscrivere contratti lunghi e a prezzi equi».

 


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