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Marcegaglia: «All'orizzonte due anni di congiuntura positiva»

Per l'imprenditore mantovano, i prezzi non scenderanno nell'immediato: il fatturato 2021 punta oltre i 6 miliardi

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«Credo che almeno per un paio di anni ci aspetti una congiuntura tutto sommato buona». Sono previsioni positive per l’acciaio quelle fatte da Antonio Marcegaglia, Ceo e presidente dell’omonimo gruppo mantovano, ospite del webinar di siderweb "Mercato & Dintorni".

A fronte di prezzi dei piani che si mantengono in decisa crescita, ma soprattutto a detta dell’imprenditore di «un impatto negativo del Covid sull’industria di base sopravvalutato nel 2020», per i prossimi mesi, seppur senza le fiammate viste ad inizio 2021, il trend dell’acciaio resterà positivo, al punto che il Gruppo Marcegaglia potrebbe nell’anno in corso persino superare i sei miliardi di euro di fatturato.
Un traguardo reso possibile dal fatto che la crisi Covid ha permesso ad «aziende che avevano basi solide di rafforzarsi ulteriormente, incrementando la coesione di tutti i dipendenti che hanno offerto il proprio contributo per un grande lavoro di verifica e rinnovamento che ci ha permesso di uscire rafforzati dalla crisi e con la voglia di ribadire il nostro ruolo da protagonisti nel settore».

La congiuntura internazionale sostiene i prezzi

Tornando invece alla congiuntura di mercato, per Marcegaglia c’è stata una grande influenza delle aspettative anche sulla dinamica delle scorte che ha poi portato a questo movimento «impetuoso» sulle quotazioni.

«A testimonianza di questo credo che solo un anno dopo il punto più buio della crisi pandemica molti di noi abbiano registrato numeri positivi che non avevano mai visto prima. Questo perché diversamente dal passato stiamo assistendo ad una ripresa a livello globale, non solo in alcune regioni come in passato ma il trend positivo è trasversale. Questo si aggiunge ad una grande liquidità che terrà i tassi di interesse ancora a livelli bassi per diverso tempo, e soprattutto all’arrivo di stimoli fiscali senza precedenti. Il Recovery Plan è superiore al piano Marshall e soprattutto alle misure messe in campo post 2009 con l’Europa che ha persino rotto il tabù del vincolo di bilancio».  

Dinamiche macroeconomiche che secondo l’imprenditore mantovano influenzano anche le singole dinamiche delle quotazioni siderurgiche.

«Quotazioni che sono frutto del fatto che, come ho sostenuto anche in passato, l’Europa non sta soffrendo per quanto riguarda i piani di un’eccessiva sovraccapacità. Un po’ perché ognuno ha ottimizzato le proprie performance, un po’ perché le crisi di Tata, thyssenkrupp Ilva, hanno fatto fare dei passi indietro in termini di volumi. Per cui la frenata dell’output dei produttori, unita ai limiti dati alle importazioni, hanno creato le condizioni per cui i prezzi si allineassero a livello globale con sensibili aumenti. Aumenti che chiaramente sono influenzati da una componente speculativa, ma sono frutto soprattutto degli elementi strutturali che ho descritto in precedenza, che danno solidità al fenomeno».

Per Marcegaglia ci sarà chiaramente un rifiato all’orizzonte «ma non arriverà tanto presto. Dal momento che nessuno di noi riesce ancora a reintegrare le scorte come vorrebbe per la carenza di materiale». Il trend positivo è quindi l’inizio di una fase economica positiva piuttosto che un mero rimbalzo dopo lo scivolone del 2020.

Alla luce della difficoltà di approvvigionamento per il presidente del Gruppo Marcegaglia, è possibile che le clausole di salvaguardia non vengano prorogate, anche se al momento la discussione è ancora aperta.

Sul fronte delle politiche europee in termini di sostenibilità, invece, l’imprenditore richiama alla cautela sul fronte di nuove imposte e dell’imposizione di nuove tecnologie per evitare una perdita di competitività della siderurgia europea a livello globale.

«Come gruppo Marcegaglia sebbene essendo trasformatori non abbiamo parti di lavorazione impattanti, stiamo dando il nostro contributo con progetti di ulteriore efficientamento.

Terni resta nel mirino: «Effettuato l'accesso alla data room»

Sulle prospettive future del gruppo, Marcegaglia ha confermato l’interesse per Acciai Speciali Terni di cui c’è già stato l’accesso alla data room all’interno della procedura di gara. «Il nostro interesse si fonda su un solido piano industriale, consumiamo circa 500mila tonnellate di acciaio inossidabile all’anno e il 30% arrivano da Terni. Inoltre abbiamo un progetto anche per fare delle lavorazioni di acciai al carbonio. Credo inoltre che sia un valore che l’azienda resti italiana, e noi abbiamo le risorse economiche e manageriali per poter dire la nostra».

Guardando nel dettagli del confronto sui dati del primo trimestre 2021 con i primi tre mesi dello scorso anno il gruppo mantovano registra un +7,5% di spedizioni, e un +26,5% di ricavi, per cui 1.5 milioni di tonnellate e 1,5 miliardi di euro di fatturato.

«Per quanto riguarda lo scorso anno siamo riusciti a contenere gli effetti della pandemia. Nel consolidato registriamo un +2,7% di volumi, ma questo è dovuto all’effetto dell’acquisizione di Palini e Bertoli, senza la quale il calo di volumi sarebbe del 2,7%. Abbiamo quindi assorbito l’impatto del periodo più buio per poi accelerare. Sul fronte fatturato, al lordo di una svalutazione da 30 milioni del magazzino, per effetto prezzi, che poi ora si va ad annullare, siamo in linea con l’Ebitda 2019 per cui circa 243 (273 nel 2019; ndr) milioni di euro. Questo nonostante 90 milioni di euro di investimenti a cui quest’anno aggiungeremo altri 150 milioni di euro».

Investimenti di cui fa parte anche la riorganizzazione che segnerà lo storico stabilimento di Gazoldo degli Ippoliti (Mn) dove la laminazione stretta verrà sostituita dall’installazione di quattro linee per la produzione di tubi comprate in Germania e revampate.

«Non volevo ridimensionare lo stabilimento storico, il cuore e cervello del nostro gruppo sin dal 1959 - conclude Marcegaglia -. Per tanto queste linee rafforzeranno la gamma, rafforzeranno la vocazione industriale di Gazoldo sui tubi e centro servizio piani, per lasciare la laminazione a Ravenna dove con il nuovo laminatoio a freddo compenseremo i volumi di laminati che verranno a mancare dal sito mantovano».

Ilva per Marcegaglia resta un asset «imprescindibile» per l’industria italiana e l’entrata dello Stato non può che essere positiva per ripristinare quella normalità relazionale e industriale che in quasi 10 anni di crisi è andata in tilt: «Una volta garantito questo mi auspico però che si torni alla normalità con una gestione privata».


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