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Ue: una lunga marcia verso le zero emissioni

Stefano Ferrari (siderweb): «Per l’idrogeno ruolo chiave nella transizione energetica»

Un piano ambizioso ed articolato. Che guarda al domani e che trasformerà la vita dei cittadini dell’Ue. È il Green Deal europeo, il quadro normativo che cambierà il volto dell’economia (e non solo) dell’Unione nei prossimi anni, documento che è stato al centro della presentazione di Stefano Ferrari (responsabile Ufficio Studi siderweb) durante il webinar «Cieli azzurri per la siderurgia».

 «Il Green Deal europeo rappresenta la sfida per i prossimi anni per l’economia europea – ha esordito Ferrari -. Con questa comunicazione e con la serie di iniziative che ne stanno sfociando e ne sfoceranno, l’Unione punta a trasformarsi in una società giusta e prospera che migliori la qualità di vita delle generazioni attuali e future, con un'economia moderna, efficiente sotto il profilo delle risorse e competitiva». Inoltre, viene fissata la data del 2050 come limite entro il quale arrivare ad una completa neutralità dal punto di vista delle emissioni dell’Ue, annullando le emissioni nette di gas a effetto serra e in cui la crescita economica sarà dissociata dall'uso delle risorse».

I principali ambiti di intervento per il Green Deal sono energia, edifici, industria e mobilità. Per l’energia si punta ad arrivare a 300 GW di energia eolica offshore entro il 2050, per gli edifici a raddoppiare il tasso di ristrutturazione energetica delle case europee entro i prossimi 10 anni, per l’Industria l’obiettivo europeo è quello di un’industria più verde, più circolare e più digitale, rimanendo allo stesso tempo competitiva a livello mondiale, mentre per la mobilità si punta ad una riduzione del 90% delle emissioni entro il 2050.

«Come si può immaginare – ha commentato Ferrari -, in questi ambiti ci sono sia impatti diretti per la siderurgia (in termini soprattutto di neutralità di emissioni e di ristrutturazione delle forniture energetiche), sia impatti indiretti, basti pensare alle ristrutturazioni (su cui peraltro l’Italia è già ben rodata da anni di incentivi statali), a come cambierà la mobilità ed a come cambierà il modo di ottenere energia elettrica, due settori dove l’impiego di acciaio è molto diffuso ed andrà incontro a forti cambiamenti». Gli investimenti che il Green Deal europeo mobiliterà si aggirano attorno ai 1.000 miliardi di euro nei prossimi dieci anni, da reperire tramite InvestEU, la BEI, il Just Transition Mechanism, il cofinanziamento degli Stati membri (circa 114 miliardi) ed il Fondo per l'innovazione e dal Fondo per la modernizzazione.

Uno dei pilastri per ottenere l’obiettivo «emissioni zero» è rappresentato dalla strategia europea per l’idrogeno. «In un sistema energetico integrato l'idrogeno può favorire la decarbonizzazione dell'industria, dei trasporti, della produzione di energia elettrica e dell'edilizia in tutta Europa – si legge nei documenti diffusi dalla Commissione -. La strategia dell'UE per l'idrogeno si prefigge di concretare questo potenziale attraverso investimenti, regolamentazione, creazione di un mercato, ricerca e innovazione». Ma come si concretizza questa strategia? «Ci sono tre fasi per una traiettoria di sviluppo graduale per l’idrogeno. In una prima fase (2020-2024) l’UE dovrebbe decarbonizzare l’attuale produzione di idrogeno, con almeno 1 milione di tonnellate di idrogeno rinnovabile e l’installazione di almeno 4 GW di elettrolizzatori. La decarbonizzazione di alcune industrie – raffinazione, siderurgia, chimica – avverrebbe tramite cattura e stoccaggio del carbonio (CCS).

Questa fase sarebbe agevolata anche da un quadro normativo adeguato, soprattutto con in merito agli aiuti di Stato – spiega Ferrari -. Durante la seconda fase (2025-2030) l’idrogeno verde dovrebbe diventare una parte sostanziale del sistema energetico europeo, con un minimo di 10 milioni di tonnellate di

idrogeno rinnovabile entro il 2030 e 40 GW di elettrolizzatori installati. Infine, nella terza fase (2030-2050) le tecnologie per l’idrogeno verde dovrebbero essere mature a sufficienza per uno sviluppo autonomo su larga scala, contribuendo in modo sostanziale alla decarbonizzazione dell’UE entro il 2050».

Se questo piano sarà rispettato, nel comparto dell’idrogeno ci saranno investimenti tra i 50 ed i 200 miliardi di euro e, al 2050, sono attesi i seguenti risultati: «il 24% della domanda di energia dell’Ue sarà soddisfatta dall’idrogeno, con un abbattimento di emissioni per oltre 560 milioni di tonnellate annue – conclude Ferrari -. L’industria dell’idrogeno dovrebbe portare a generare un giro d’affari di 820 miliardi di euro e alla creazione di circa 5,4 milioni di posti di lavoro nell’Unione».

Per consultare le slides presentate da Stefano Ferrari, cliccare sull'icona undefined


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