29 gennaio 2025 Translated by Deepl
Le fide tecnologiche per i nuovi impianti e gli ingenti investimenti, le soluzioni e i piani aziendali della transizione green della siderurgia sono stati i temi centrali del webinar “Road to #NetZeroMilan” di questa mattina, organizzato da fieramilano in collaborazione con siderweb.
L’evento è iniziato da un’analisi del quadro attuale e delle prospettive dell'acciaio a cura di Stefano Ferrari, responsabile dell’Ufficio Studi siderweb, che ha indicato la direzione verso la quale ci stiamo muovendo ed evidenziato le sfide della svolta sostenibile dell’industria dell’acciaio. La strada è dunque tracciata a livello Ue e anche eventuali cambiamenti legislativi, in particolare per quanto riguarda le modifiche all’Industrial Green Deal, il sistema Ets e la normativa del Cbam, non andranno a modificare la direzione di questo percorso. Tuttavia, come anticipato, le incognite maggiori sono legate agli alti investimenti: «Secondo Bloomberg a livello mondiale la transizione verso le emissioni zero richiederà esborsi di quasi 300 miliardi di dollari e proporzionalmente la siderurgia dovrà sostenere la quota maggiore, in quanto fra le prime industrie per emissioni», ha spiegato Ferrari. Una seconda sfida riguarda poi i costi di esercizio degli impianti, «che saranno più elevati in Ue rispetto a quelle aree dove invece ci saranno meno vincoli ambientali. Questo esporrà l’Unione a maggiori rischi all’import, subendo la concorrenza di Paesi terzi, e all’export, per i maggiori costi. Si imporrà quindi il tema della competitività». Terza sfida è quella del mercato, ovvero: «Chi è disposto a pagare di più per il green steel? E quanto è disposto a pagare di più? Nei prossimi anni andrà creato e alimentato questo mercato per i prodotti a minor impatto di CO2». Per quanto riguarda l’Italia, Ferrari ha sottolineato come l'acciaio nazionale «parta da una posizione avvantaggiata rispetto ai competitor europei, producendo circa l’80% da forno elettrico» e quindi in modo già molto decarbonizzato, ma restano le incognite legate soprattutto ai costi e agli approvvigionamenti energetici.
Secondo Maurizio Fusato, amministratore delegato di Presider e direttore transizione ecologica ed energetica di Feralpi Group, intervistato dal coordinatore contenuti e strategie editoriali di siderweb Emanuele Norsa, «c’è stato un cambio di passo impressionate negli ultimi anni in Europa rispetto al tema della decarbonizzazione. Siamo passati da una gestione degli impianti basata solo sul rispetto delle norme a vedere la sostenibilità come un fattore strategico, per il quale darsi obiettivi e programmare investimenti ai più alti livelli aziendali». Come Feralpi, ha spiegato Fusato, le azioni «hanno previsto una diminuzione dei combustibili fossili, efficientamento energetico, utilizzo di materie prime meno impattanti ed energie pulite». Inoltre, «sono stati definiti del Kpi a livello di gruppo per misurare il progresso degli investimenti che stiamo facendo a livello di gruppo. L’ambiente non è più solo trattato da un ufficio specifico, quindi, ma è entrato a tutti i livelli aziendali per armonizzare tutte le azioni, con un cambiamento organizzativo di tutto il sistema-gruppo. La strada è ormai tracciata anche a livello di filiera», ha continuato.
Uno dei temi critici per chi produce da forno elettrico, anticipati anche da Stefano Ferrari, è quello energetico: «In Feralpi siamo riusciti, in primis, ad approvvigionarci in modo tempestivo e massiccio di risorse rinnovabili, riuscendo nel tempo ad avere nel nostro mix energetico una quota green crescente per i nostri consumi. Ma le complicazioni a livello normativo e burocratico-autorizzativo stanno rallentando i nostri progetti e siamo costretti a ricorrere anche a energia green acquistata». Investimenti in rinnovabili che per Feralpi cambiano tra Italia e Germania: «Lavoriamo molto sul metano e sull’idrogeno, differenziando a seconda dei mercati. In Italia ha prospettive il biometano, grazie anche alla conversione degli impianti all’uso del biogas, mentre in Germania siamo più ottimisti sull’idrogeno. Il governo tedesco sta investendo molto sulla costruzione di idrogenodotti e questo potrebbe essere il combustibile alternativo. In generale, però, c’è da capire i tempi e i costi di questi cambiamenti, valutando disponibilità e prezzi», ha sottolineato Fusato.
Secondo il manager di Feralpi Group, la decarbonizzazione «deve essere un processo di filiera, all’interno della quale manca la comunicazione tra le diverse parti. Sul mercato notiamo che non c’è ancora una valorizzazione delle performance ambientali delle aziende che investono in green. Serve dunque un cambio di visione che privilegi il prodotto a minore impronta di carbonio, un aspetto che non è ancora visto come un elemento alla base delle trattative e dei contratti. Nonostante tutto siamo ottimisti per il prossimo futuro e per lo sviluppo del green steel. La strada è e deve essere questa».
Federico Fusca
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