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Gozzi: «Per ADI servono almeno 1,5 miliardi di ricapitalizzazione»

Il presidente di Federacciai all'evento di Genova. Augusto Cosulich (Fratelli Cosulich): «Il 2023 non sarà negativo»

GENOVA – «Genova è una città costruita su acciaio e porto. Venire a parlare di acciaio qui è importante. E, anche se la siderurgia si è ridimensionata, Genova mantiene un grande cultura dell’acciaio. Una cultura da preservare adesso che anche l’ultimo sito siderurgico, quello dell’Ilva di Cornigliano, sta vivendo vicende travagliate». Così Antonio Gozzi, intervenuto a Genova nella seconda parte di «Acciaio & logistica: un binomio indissolubile», quarto e ultimo appuntamento con Bilanci d’Acciaio 2022.

«Anche sul porto credo che Genova debba cambiare passo per mantenere quel ruolo da protagonista svolto negli anni, soprattutto nei rapporti con i Paesi del Nord Africa», ha affermato il presidente di Federacciai. Paesi del Nord Africa verso i quali la città potrebbe proporsi come un distretto dedicato al trasferimento tecnologico verso i Paesi in via di sviluppo. Da questi, secondo Gozzi, si potrebbero importare energie rinnovabili che consentirebbero alla siderurgia italiana non solo di diventare carbon neutral, ma addirittura carbon negative. «E su questo tema stiamo già lavorando con Interconnector per posare un cavo tra Italia e Tunisia che riesca a gestire i flussi di energia rinnovabile in arrivo dalle aree maggiormente esposte alla luce solare al mondo».

Il presidente di Federacciai ha inoltre esortato il governo ad una maggior presenza in Europa per la difesa delle realtà industriali e manifatturiere. Su Acciaierie d’Italia Gozzi ha rimarcato una volta di più come ci sia una situazione in cui il socio di maggioranza deve chiarire cosa vuole fare, anche perché «ci vuole almeno un miliardo e mezzo di ricapitalizzazione per uscire dal pantano». Per Gozzi la cosa positiva è che lo stabilimento dal punto di vista dei sistemi ambientali e dei controlli è tra i più avanzati al mondo. Il problema è che il sito ormai da dieci anni non vede investimenti in capex che normalmente avrebbero bisogno di 150 milioni di euro all’anno. «Si capisce immediatamente quale possa essere l’impatto».

Sul 2023 Gozzi ha ribadito di ritenere che l’inflazione che stiamo vivendo non dipenda da una spinta delle materie prime, ma bensì sia una conseguenza degli effetti del post-Covid prima e del conflitto ucraino poi. Pertanto, «è un elemento che è destinato progressivamente a rientrare. Anche sul gas, una volta superato il prossimo inverno, credo che tutte le tensioni spariranno. E che addirittura il gas decarbonizzato potrebbe diventare una grande opportunità di miglioramento anche dell’impatto ambientale».

Nel breve il presidente di Federacciai si aspetta un prolungamento delle fermate in fase di ferie «ma senza stop cumulativi e disordinati. Probabilmente dovremo surfare ancora per la volatilità sui prezzi ma sono moderatamente ottimista».

Se Gozzi si è concentrato sulla parte acciaio, Augusto Cosulich, presidente e CEO della Fratelli Cosulich, ha invece acceso i riflettori sulla logistica, pur raccontando in apertura di come si sia «innamorato» della siderurgia spinto dai rapporti intrecciati negli anni con Duferco e Metinvest che lo hanno portato ad intraprendere questa avventura.

«Nonostante il fatto che siamo gli ultimi arrivati non vogliamo fermarci qui, vogliamo fare impresa. Il grande sogno di un imprenditore è quello di lasciare qualcosa dietro» ha affermato.

«Il business siderurgico si integra poi in maniera particolarmente felice con la nostra attività principale che è quella della logistica e che è utilizzata praticamente da tutta la filiera, sia che si tratti di fornitori che di potenziali clienti».

Sul 2023 Cosulich ha condiviso le aspettative esternate da Gozzi, compreso il suo moderato ottimismo. «Credo che il prossimo anno anno non sarà negativo, sono più preoccupato per lo sviluppo della nostra area portuale dal momento che mi sembra di vedere una fuga progressiva delle grandi famiglie industriali».

Particolarmente calorosa l’invettiva di Cosulich contro i fondi di investimento che vede come i propri concorrenti nelle operazioni di acquisizione. Spesso ottime aziende finiscono nella mani di fondi che secondo l’imprenditore puntano «non tanto a svilupparle ma a tagliare i costi per poi poterle rivendere con profitto».

Augusto Cosulich
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