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«Chi comanda Terni»: viaggio nella città che si è sviluppata all’ombra dell’acciaieria

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A Terni, negli anni anteguerra, era considerata la «fabbrica totale». Una società che non solo produceva acciaio, energia elettrica, gestiva le acque dell’Umbria meridionale ed aveva una lunga serie di altri interessi economici, ma che aveva realizzato «un sistema urbano in cui la vita delle persone è compenetrata dai ritmi produttivi allo stesso modo in cui anche la gestione del tempo libero ruota attorno ad attività collegate alla fabbrica. Impianti sportivi, il dopolavoro, le abitazioni, gli spacci, il cinema; enti assistenziali, tutto è di proprietà della Società Terni. Anche dal punto di vista urbanistico, la città venne forgiata ex novo dal piano regolatore Lattes-Staderini del 1932. […] La città nuova ruotava attorno a tre piazze: piazza Vittorio Emanuele, piazza Tacito e piazza Valnerina. La prima a simboleggiare il centro storico municipale con il suo richiamo alla tradizione, la seconda il potere politico e la terza rivolta verso l’industria». Queste righe esprimono con chiarezza il concetto di «città-fabbrica» e di osmosi tra impianto produttivo e tessuto urbano che caratterizzò negli scorsi decenni, ed ancora in parte caratterizza, il rapporto tra Terni e l’acciaieria. Lo spiega ampiamente nel proprio libro «Chi comanda Terni» Claudio Lattanzi, giornalista della Nazione ed autore di altri libri-inchiesta legati al territorio umbro come «I padrini dell’Umbria», «La zarina» e «La mafia in Umbria».
«Chi comanda Terni» non è esclusivamente dedicato al rapporto città-acciaieria, dato che contiene anche lunghi capitoli dedicati alla gestione della sanità locale, all’inquinamento, alla politica, ai rapporti con i poteri ecclesiastici, all’urbanistica ed ai trasporti ma, data appunto la presenza della «fabbrica totale», l’attenzione riservata all’impianto siderurgico è stata centrale nel libro. In particolare Lattanzi ha da un lato ricostruito la storia dell’azienda, dal periodo fascista sino ai giorni nostri, mentre dall’altro ha cercato di mettere a nudo i rapporti tra azienda e territorio.
Con analisi molto critiche del passato e del presente dell’azienda (e di alcune scelte industriali nazionali come il processo di privatizzazione delle partecipazioni pubbliche negli anni ’90), come si può capire dal titolo di alcuni capitoli del libro («Smantellare un colosso industriale pubblico per il guadagno di pochi», «Il pasticcio in salsa finlandese» o «Viale Brin, una grande torta per tutti»), Lattanzi offre il proprio sguardo al lettore sui processi che hanno coinvolto la Acciai Speciali Terni negli anni scorsi e prevede un futuro con una presenza di Posco o Aperam nella gestione della fabbrica ternana. Oltre all’aspetto industriale, il volume dedica ampio spazio all’aspetto socio-culturale ed alla mentalità ternana, anch’essa forgiata dall’acciaieria, tanto che le lauree più agognate a Terni sono, da sempre, «ingegneria o medicina (per le possibilità fornite dalle locali Asl, ndr)». Come spiega Walter Patalocco, giornalista intervistato da Lattanzi, «se uno sceglieva di studiare le Lingue, le Lettere, le Scienze politiche o biologiche era solo perché non ce la faceva a fare studi seri di Ingegneria o Medicina, si commentava: “Scienze Politiche? E che razza di università è?” Mi dicevano».
Infine, Lattanzi analizza il rapporto tra azienda e sindacati dall’epoca fascista ad oggi, concentrandosi in particolare sul «consociativismo di lotta e di governo» dell’era pubblica.

Titolo: Chi comanda Terni
Autore: Claudio Lattanzi
Editore: Intermedia Edizioni
Disponibile in formato ebook


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“Un pensiero ovvio ed una critica sterile godono, purtroppo, della stessa libertà di espressione di molte idee innovative rimaste inascoltate.”

Valter Redolfi

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