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Acciaio europeo, l'energia frena la decarbonizzazione

All’ESF26 di Udine il confronto su costi energetici, competitività e tempi della transizione industriale

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La disponibilità di energia a basse emissioni e a costi competitivi rimane uno dei principali ostacoli alla decarbonizzazione della siderurgia europea. Un problema che rischia di rallentare i progetti di trasformazione degli impianti e che rende sempre più importante lo sviluppo di tecnologie innovative, infrastrutture adeguate e politiche industriali capaci di sostenere la competitività del settore. Il tema è stato al centro della prima giornata dello European Steel Forum 2026, organizzato dall'Association for Iron & Steel Technology (AIST) e ospitato da Danieli a Udine, presso Spazio Villalta. L'appuntamento, in programma dal 27 al 29 ottobre, riunisce rappresentanti dell'industria siderurgica internazionale, fornitori di tecnologie ed esperti per confrontarsi sulle sfide della transizione europea.

«Si dice che tutte le strade portino a Roma. Oggi tutte le strade dell'acciaio portano a Udine». Con queste parole José Noldin, presidente della sezione europea dell'AIST e amministratore delegato di GravitHy, ha aperto ufficialmente i lavori del forum, dopo i saluti dei vertici di Danieli, Giacomo Mareschi Danieli (nella foto di testa) e Rolando Paolone.

Energia, il principale ostacolo alla transizione

«L'energia è l'elefante nella stanza», ha affermato Ronald Ashburn, direttore esecutivo dell'AIST, nel suo intervento inaugurale, dedicato alla fase di riallineamento attraversata dall'industria siderurgica. Secondo Ashburn, il settore deve confrontarsi con molteplici fattori di incertezza, dai costi energetici alle tensioni geopolitiche, fino ai cambiamenti negli scambi commerciali e all'impatto crescente dell'intelligenza artificiale. La disponibilità di energia rimane tuttavia una questione fondamentale per il futuro della produzione siderurgica. «Così come l'acciaio ha bisogno di energia, l'energia ha bisogno di acciaio», ha sottolineato Ashburn, richiamando il ruolo del materiale nella realizzazione delle infrastrutture necessarie alla transizione energetica.

La sfida energetica non riguarda soltanto i costi, ma anche la disponibilità di energia rinnovabile in quantità sufficienti a sostenere la trasformazione dei processi siderurgici. Thomas Bürgler, amministratore delegato del centro di ricerca austriaco K1-Met, intervenuto nel panel dedicato alla neutralità carbonica, ha illustrato la portata della sfida energetica attraverso uno scenario ipotetico riferito a voestalpine. Secondo la stima presentata dal manager, se il gruppo producesse acciaio a emissioni nette di CO₂ pari a zero utilizzando esclusivamente energia rinnovabile, «rappresenteremmo il 50% del consumo energetico dell'Austria». Un esempio che mette in evidenza le difficoltà di garantire alle acciaierie gli approvvigionamenti energetici necessari alla transizione, anche alla luce delle esigenze degli altri settori industriali e dei limiti infrastrutturali.

Marcegaglia: decarbonizzazione senza deindustrializzazione

La necessità di conciliare obiettivi ambientali e competitività industriale è stata al centro anche dell'intervento di Antonio Marcegaglia, presidente e amministratore delegato dell'omonimo gruppo, intitolato” European Steel at a Crossroads”. Marcegaglia ha richiamato l'attenzione sul calo della produzione siderurgica europea, sulla stagnazione della domanda e sulla pressione esercitata dalle importazioni, sottolineando la necessità di evitare che il percorso di decarbonizzazione si traduca in un processo di deindustrializzazione.

Sul fronte energetico, Marcegaglia ha indicato i Paesi nordici come le aree europee che offrono le condizioni più favorevoli per la disponibilità di energia pulita a prezzi competitivi. Nell'Europa meridionale le opportunità sono invece legate principalmente allo sfruttamento dell'energia solare, mentre le condizioni per lo sviluppo dell'idroelettrico e dell'eolico variano sensibilmente da un territorio all'altro.

«Dedichiamo molti sforzi alle energie rinnovabili, ma, se guardiamo al ritorno sull'investimento, questo sforzo risulta sproporzionato», ha osservato Marcegaglia, indicando anche l'energia nucleare tra le opzioni da prendere in considerazione.

Per il presidente del gruppo, la transizione richiede quindi un approccio pragmatico e graduale, fondato su politiche industriali chiare, adeguati strumenti di difesa commerciale, energia competitiva e tecnologie applicabili su scala industriale. L'intervento si è concluso con un approfondimento sul progetto di Marcegaglia a Fos-sur-Mer, in Francia.

Idrogeno, materie prime e tecnologie: una transizione pragmatica

Il confronto sulle strategie di decarbonizzazione ha coinvolto anche rappresentanti di Arvedi Group, SSAB, Stahl-Holding-Saar e Salzgitter, impegnati nello sviluppo di differenti percorsi di trasformazione produttiva. Dal dibattito è emersa la necessità di conciliare la riduzione delle emissioni con il mantenimento della qualità dei prodotti, tenendo conto dei vincoli legati alla disponibilità energetica, alle infrastrutture e alle materie prime. Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo dell'idrogeno, la cui adozione su larga scala rimane condizionata da fattori economici e infrastrutturali.

Anche la disponibilità e la qualità del rottame sono state indicate come elementi sempre più importanti per il futuro della produzione siderurgica. Nel complesso, il confronto ha evidenziato come la transizione stia procedendo, ma con tempi potenzialmente più lunghi rispetto alle previsioni iniziali.

Il tema dell'energia è stato approfondito anche in un panel dedicato alle fonti energetiche prive di emissioni di carbonio per l'industria europea, che ha riunito rappresentanti della siderurgia, dei settori della calce e del cemento e dell'industria energetica. Per Danieli, Gabriele Guastaferro, process engineer di Danieli Green Metal, ha illustrato il contributo delle tecnologie per l'efficienza energetica e il recupero del calore, tra cui Q-Steam, CHR Clean Heat Recovery e Thermacomp. Sono state inoltre affrontate le opportunità offerte dall'elettrificazione e dalle soluzioni predisposte per l'impiego dell'idrogeno, con riferimento anche a Energiron, la tecnologia di riduzione diretta sviluppata congiuntamente da Tenova e Danieli.

Il futuro della produzione del ferro e il ruolo dell'innovazione

Un ulteriore approfondimento ha riguardato la possibile evoluzione della geografia produttiva mondiale, con un panel dedicato al futuro della produzione di ferro primario. La decarbonizzazione potrebbe infatti favorire una maggiore separazione geografica tra le attività di produzione del ferro e quelle di fabbricazione dell'acciaio, rendendo possibile localizzare le prime in aree diverse, in funzione della disponibilità e del costo dell'energia e delle materie prime.

Nel confronto sono stati approfonditi il ruolo del rottame, delle materie prime alternative e dei prodotti metallici commercializzati a livello internazionale, come ghisa e ferro preridotto bricchettato a caldo (HBI), le cui dinamiche potrebbero contribuire a ridefinire le catene globali di approvvigionamento.

Accanto alla trasformazione dei processi produttivi, il forum ha dato spazio anche alle nuove tecnologie digitali e all'intelligenza artificiale, in un contesto in cui l'innovazione assume un ruolo sempre più importante per la competitività. Proprio su quest'ultimo punto si è soffermato Ronald Ashburn, secondo cui «l'innovazione determinerà i vincitori, che saranno coloro che la adotteranno per primi».


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