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Malignani: la scuola della metallurgia più innovativa

Si racconta Oliviero Barbieri, dirigente del Malignani di Udine, tra le prime scuole italiane per l'innovazione

Nella lista degli istituti scolastici italiani che maggiormente promuovono l’innovazione spicca il nome dell’I.S.I.S. Arturo Malignani di Udine. È quanto emerge dalla mappa resa nota da La Repubblica nei giorni scorsi. In questa particolare selezione sono incluse tutte quelle scuole all’avanguardia che rappresentano il fiore all’occhiello dell’istruzione nazionale.  La mappa è stata costruita da Ashoka, associazione no profit attiva dal 1980. Per realizzarla, si è affiancata a Indire, braccio scientifico del ministero dell’Istruzione. E ad altre sedici istituzioni educative tra cui Fondazione Mondo Digitale, DeA Scuola della De Agostini, Parole Ostili, Scuole sostenibili, Scuole naturali, WeSchool, l’Università degli Studi di Milano Bicocca.

Il Malignani è da anni integrato con le aziende del territorio, con le quali ha un costante dialogo e un proficuo rapporto di collaborazione per preparare i ragazzi al mondo del lavoro. la collaborazione con le aziende è stata recentemente rafforzata con i due convegni tenutisi nell’ambito della rassegna promossa da Mill’s, Metal 5.0. Il primo, dello scorso 14 aprile, dal titolo Acciaio e identificazione e il più recente del 27 ottobre, I materiali che cambiano il pianeta. Nel corso dei due appuntamenti sono stati moltissimi gli esponenti delle imprese a intervenire per un confronto diretto con gli studenti. Gli appuntamenti di Metal 5.0, sostenute dall’Associazione BCC del Friuli Venezia Giulia, e cui collabora dall’inizio Siderweb, sono giunti a nove puntate a Milano, Trieste, Udine, Brescia, Genova, Pordenone, Cervignano) e intendono esplorare l’innovazione nell’area di età tra 16 e 20 anni, per le esigenze del settore della metallurgia estesa.

Come ha notato il ricercatore Valerio Ferraris, l’ISIS Malignani è alla base dell'enorme sviluppo che ha portato il Friuli-Venezia Giulia, nel dopoguerra, a diventare la regione con maggiore quota pro capite nel settore metalmeccanico. Considerando anche l'indotto e il network internazionale collegato il settore Metal 5.0, include  oltre alla metallurgia, la meccatronica, l’industria dei metalli non ferrosi, le fonderie, l’elettronica e il digitale dedicati. E di fatto influenza il 40% del Pil regionale del Friuli-Venezia Giulia. I numeri sono esplicativi. Il Malignani è il più grande istituto tecnico industriale d’Italia con oltre 125 classi ed è anche il maggiore propulsore dell’annesso MITS, La “Fondazione Istituto Tecnico Superiore nuove tecnologie per il made in Italy, indirizzo per l’industria meccanica e aeronautica”. Il conglomerato tra studenti, personale docente e ausiliario arriva a Udine a 4000 persone e compone di fatto una cittadella della tecnologia industriale unica in italia. L’Istituto ha a disposizione 35.000 mq di immobili e ha formato dal dopoguerra più di 25.000 diplomati, che compongono adesso la compagine direttiva e operativa dell’industria friulana e del nordest italiano.

Nell’area operano tra l’altro alcuni dei gruppi leader italiani della metallurgia: Danieli  Metinvest Trametal, Marcegaglia, Officine Tecnosider, SMF, Gruppo Fratelli Cosulich, Sangoi, SMS, Gruppo Cividale, Fincantieri, Vecchiato  ABS, Pittini, Aussafer, GIVA.

Ed è proprio la sinergia con le realtà del territorio il nodo attraverso il quale formazione e lavoro possono incontrarsi per comprendere le reciproche esigenze. La rapida evoluzione del mondo professionale porta le aziende a ricercare un tipo di competenza sempre più trasversale, con l’emergere di nuove esigenze come lo sviluppo delle cosiddette soft skill. Gli istituti tecnici compiono un lavoro eccellente per stare al passo con le sfide dell’attualità. Di questi aspetti ha parlato il dirigente scolastico del Malignani, Oliviero Barbieri.

Quali sono le maggiori differenze nella relazione tra scuola e impresa tra la vecchia alternanza scuola-lavoro e il nuovo PCTO, in un settore così intersecato dalla metallurgia avanzata?

La nostra Regione è infatti leader nella metallurgia anche nel settore education. La principale differenza riguarda il minor numero di ore obbligatorie. È stato percepito come un disconoscimento del valore di questa metodologia didattica, in cui noi abbiamo sempre creduto continuando a svilupparla per quanto possibile. Il Covid ci ha rallentato molto, ma stiamo riprendendo con il PCTO. Rispetto alla vecchia alternanza scuola-lavoro, quest’ultimo comporta l’esigenza di organizzare moduli di orientamento, che per la verità facevamo già prima.

Che cosa intende quando parla di orientamento?

Faccio riferimento ai tre possibili sbocchi post-diploma: mondo del lavoro, ITS e università.

Com’è il rapporto della scuola con gli imprenditori, in particolare quelli del settore metallurgico?

Gli imprenditori vorrebbero sempre maggiori relazioni con gli istituti tecnici. Da parte nostra puntiamo sempre sulla qualità e facciamo loro presente che non devono venire qua soltanto a cercare le persone. Cerchiamo una collaborazione che permetta di costruire un percorso per i ragazzi per arrivare al mondo del lavoro. Per farlo nel miglior modo possibile, abbiamo bisogno di nuove tecnologie. La scuola fa fatica ad aggiornarsi con le proprie forze e un aiuto da parte degli imprenditori potrebbe migliorare la formazione che diamo ai ragazzi. Concretamente: mancano le macchine. L’ideale sarebbe che le aziende ci finanziassero dandoci la possibilità di acquistare una macchina che utilizzano o che è stata dismessa recentemente.

Alcuni vostri colleghi avevano ipotizzato di organizzare degli incontri per chiedere agli imprenditori di quale tipo di competenze abbiano bisogno in particolare?

Questo tipo di interlocuzione esiste già e spesso non rimane circoscritta all’ambito delle competenze tecniche. Gli imprenditori cercano le cosiddette competenze trasversali, le soft skill, la capacità di gestione delle situazioni complesse. Un aspetto importante, ma che è più difficile da programmare con la struttura attuale della scuola, che è divisa per discipline.

Come percepite l’inversione di domanda e offerta nel mondo del lavoro?

Il problema esiste da diverso tempo e credo sia di natura sociale. C’è una sempre maggiore tendenza alla liceizzazione perché l’istituto tecnico viene considerato meno qualificato. Una laurea viene ritenuta più prestigiosa. Contemporaneamente, dall’altro lato, le aziende hanno sempre più bisogno di tecnici specializzati e non manovali. La convergenza di queste dinamiche ha portato all’inversione di domanda e offerta.

Quali prospettive avete per il prossimo quinquennio?

Da parte nostra siamo sempre convinti che l’istituto tecnico possa supportare le aziende e l’economia. Siamo dunque sempre impegnati ad aumentare la nostra dimensione con uno sforzo costante. Lavoriamo per espandere la nostra capacità di attrarre giovani per formarli e fare in modo che la società possa trarne beneficio.


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