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DOSSIER Covid 19, l’impatto sull’acciaio made in Russia

Le conseguenze della pandemia sulle performance economico-finanziarie dei principali gruppi siderurgici mondiali 5

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La diffusione della pandemia di Covid-19 ha avuto ripercussioni molto limitate sull’industria siderurgica russa, poiché le misure di contenimento dei contagi attraverso il blocco delle attività produttive è stato molto più circoscritto e ridotto nel tempo rispetto agli altri Paesi europei, in particolare dell’Ue.
Infatti, il PIL è diminuito soltanto del 3% rispetto a - 6% dei paesi Ue e la produzione industriale del 2,6% contro -7,9%. La produzione di acciaio in Russia non è sostanzialmente variata rispetto all’anno precedente, mentre nell’Ue si è ridotta del 12,3%. La stabilità dell’output di acciaio della Russia si spiega con l’aumento delle esportazioni che hanno compensato il calo della domanda interna. Il consumo apparente è diminuito del 2,5% mentre le vendite all’estero sono cresciute in quantità del 6,8%. Le esportazioni di prodotti e semilavorati di acciaio, che rappresentano oltre il 40% della produzione, sono passate da 29,5 milioni di tonnellate nel 2019 a 31,5 milioni nel 2020, consentendo alla Russia di posizionarsi al terzo posto nella classifica mondiale dei paesi esportatori di acciaio, dopo Cina e Giappone. Le importazioni, pari a 5,1 milioni di tonnellate, sono diminuite invece del 25% rispetto al 2019 ma sono aumentate del 16% rispetto all’inizio del quinquennio. La stabilità della produzione ha mantenuto il consumo di materie prime sui volumi del 2019. La domanda interna di minerale di ferro, che si è attestata a 95 milioni di tonnellate, è stata ampiamente soddisfatta con la produzione domestica; le esportazioni nette sono leggermente diminuite passando da 13,2 milioni di tonnellate nel 2019 a 12,5 milioni nel 2020. Anche per quanto riguarda il rottame di ferro, la Russia è esportatrice netta con un quantitativo che nel 2020 ha toccato il minimo del quinquennio con 2,7 milioni di tonnellate, a fronte di una media di circa 5 milioni di tonnellate negli altri anni. La produzione di acciaio con forno elettrico, e quindi con impiego di rottame di ferro, rappresenta circa il 34% del totale ed è diminuita di un punto percentuale nell’ultimo quinquennio. La Russia è pure esportatrice netta di DRI con 4,3 milioni di tonnellate nel 2020, pari ad un incremento di quasi il 5% sul 2019 e dell’87% rispetto all’inizio del quinquennio. Oltre il 50% del DRI russo viene venduto all’estero, quasi tutto in Europa dove esiste un solo altro impianto di produzione di preridotto.

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La produzione di acciaio risulta concentrata per il 91% in otto gruppi, cinque dei quali rientrano nella classifica dei principali produttori mondiali con oltre tre milioni di tonnellate l’anno: NLMK (22%), Evraz (19%), MMK (16%), Severstal (16%), Metalloinvest (7%) e Mechel (5%). I restanti due gruppi (TMK e OMK) sono dei tubifici con una produzione annua di acciaio di oltre 4 milioni di tonnellate, pari al 6% della produzione nazionale. NLMK figura al 22° posto nella classifica dei principali gruppi siderurgici mondiali, con una produzione di 35,8 milioni di tonnellate che è rimasta sostanzialmente invariata rispetto al 2019, toccando il punto più basso del quinquennio, con una contrazione del 6,6% nei confronti del 2016. Questo arretramento è costato a NLMK la perdita di sei posizioni nella graduatoria mondiale a vantaggio dei gruppi cinesi. Evraz, con una produzione di 13,6 milioni di tonnellate, si colloca invece al 30° posto nella classifica dei principali gruppi siderurgici mondiali ed ha perso due posizioni rispetto sia al 2019 che al 2016, scavalcata da altrettanti gruppi cinesi. Nel 2020 la produzione si è ridotta di oltre un punto percentuale, ma è rimasta sullo stesso livello di inizio quinquennio. MMK, con una produzione di 11,6 milioni di tonnellate, occupa il 37° posto ed ha perso cinque posizioni rispetto al 2019 e otto sul 2016. Nel 2020 la produzione si è ridotta del 7,1%, con un calo del 7,8% nei confronti del 2016. Severstal, con una produzione di 11,3 milioni di tonnellate, si trova al 40° posto ed ha perso tre posizioni rispetto al 2019 e nove rispetto ad inizio periodo. Nel 2020 la produzione è diminuita del 4,5%, mentre il calo rispetto al 2016 è pari al 28%. Metalloinvest, con una produzione di circa 5 milioni di tonnellate, occupa il 72° posto ed ha perso due posizioni rispetto al 2019. Nel 2020 la produzione è rimasta sul livello dell’anno precedente. Infine, Mechel si classifica al 96° posto nella graduatoria dei principali produttori mondiali di acciaio ed ha perso dieci posizioni rispetto all’anno precedente.

La performance economica e la redditività

Nel 2020 i ricavi delle vendite degli otto gruppi sopraccitati sono diminuiti del 23,5% rispetto al 2019, andando sotto dell’1,8% al valore del 2016. Su questa variazione molto negativa ha influito soprattutto l’effetto prezzo in quanto il calo delle vendite interne in quantità è stato quasi totalmente compensato con l’aumento delle esportazioni. Le diminuzioni di fatturato più rilevanti sono state registrate dai gruppi TMK (-42,6%) e Mechel (-31,5%). Variazioni negative significativamente inferiori alla media sono state riportate dai gruppi OMK (-6,1%) e Metalloinvest (-15,7%).
Il calo dei ricavi delle vendite non si è riflesso con la stessa intensità sulla redditività soprattutto per quanto riguarda la redditività della gestione industriale (EBIT) che è diminuita del 20,9%, passando da 9.771 milioni di euro nel 2019 a 7.724 milioni nel 2020. Si tratta di un risultato negativo che è rimasto però sopra il livello di inizio decennio (+6,6%), tranne per i gruppi Mechel (-46,7%), MMK (-18,1%), OMK (-34,3%) e TMK (-33,2%). L’utile netto dell’esercizio si è attestato a 4.323 milioni di euro nel 2020, con una diminuzione del 23,6% rispetto all’anno precedente. Si tratta del valore più basso dell’ultimo quinquennio con un calo dell’11,5% rispetto al 2016.Tutti i gruppi hanno riportato un risultato positivo, con il gruppo Evraz che lo ha più che raddoppiato, ma l’anno prima lo aveva ridotto dell’86%.

Gli indici di redditività evidenziano un peggioramento rispetto al 2019 solo per la redditività del capitale investito (ROA), mentre mostrano un miglioramento per quanto riguarda la redditività delle vendite (ROS) e dei mezzi propri (ROE). Il ROS è passato dal 19,29% al 20,01%, il ROE è salito dal 32,82% al 35,12%, mentre il ROA è sceso da 19% al 18,48%.  Rispetto ad inizio del decennio il ROA ed il ROE sono diminuiti rispettivamente di circa quattro e due punti, mentre il ROS è aumentato di un punto e mezzo.

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I gruppi con la redditività delle vendite più alta sono Metalloinvest (33,79%), Severstal (28,62%) e NMLK (22,41%), mentre i gruppi con la redditività più bassa risultano TMK (6,94%) e Mechel (7,51%). I gruppi con la migliore redditività dei mezzi propri investiti in azienda sono Metalloinvest (122,20%), Evraz (92,40%) e Severstal (37,03%). Il gruppo Mechel è l’unico con una redditività del patrimonio negativa, mentre i gruppi TMK (5,36%), OMK (6,30%) e MMK (13,12%) sono i gruppi con la redditività più bassa.

La situazione finanziaria e patrimoniale

Le attività dei gruppi analizzati sono diminuite del 18,7% rispetto al 2019 e del 15,2% nei confronti di inizio quinquennio, in sintonia quindi con il minor fabbisogno di capitale circolante e la ristrutturazione degli asset da parte di alcuni gruppi, come Metalloinvest e Mechel, che hanno ridotto le loro attività di quasi il 40%. Diminuzioni significativamente inferiori alla media sono state registrate dai due gruppi specializzati nella produzione di tubi (TMK e OMK). Il patrimonio netto complessivo, pari a 12.308 milioni di euro, si è ridotto del 28,6% rispetto al 2019 ed è sceso del 6% sotto il livello del 2016. Ciò sembra in contrasto con l’andamento degli utili che, nel quinquennio 2016-2020, sono ammontati complessivamente a 29.276 milioni di euro a fronte di un patrimonio che, nello stesso periodo, si è ridotto di 779 milioni di euro. Questa differenza non trova riscontro nella destinazione di tali utili in nuovi investimenti, considerando che nel quinquennio appena trascorso il capitale investito è diminuito di 7.500 milioni. Probabilmente gran parte degli utili sono stati investiti in altre attività o sono stati girati e depositati presso le finanziarie che controllano i gruppi operativi. Da rilevare che nel 2020 quasi tutti i gruppi, tranne TMK e OMK hanno diminuito i mezzi propri rispetto all’anno precedente. Inoltre, un gruppo (Mechel) presenta un patrimonio negativo di 2.522 milioni di euro che, sebbene più ridotto rispetto ad inizio del quinquennio (-4.048 milioni di euro), denota una situazione patrimoniale e finanziaria estremamente critica. Il livello di patrimonializzazione è sceso da 0,34 nel 2019 a 0,29 nel 2020 per l’insieme degli otto gruppi considerati, un valore molto basso e di poco superiore a quello del 2016 (0,27). Al netto del gruppo Mechel che ha un consistente patrimonio negativo, l’indice di patrimonializzazione degli altri gruppi è pari a 0,38 nel 2020 ed è diminuito di 5 punti base rispetto all’anno precedente posizionandosi poco sotto il livello del 2016. I gruppi più capitalizzati sono OMK (0,84), MMK (0,61) e NLMK (0,48), mentre quelli meno dotati di mezzi propri sono Evraz (0,11), TMK (0,17) e Metalloinvest (0,19). La dipendenza da mezzi di terzi è aumentata nel 2020 rispetto all’anno precedente, passando da 1,98 a 2,40, collocandosi però sotto il livello del 2016. Escludendo il gruppo Mechel, l’indice di indebitamento è pari a 1,67, contro 1,31 nel 2019, e risulta superiore a quello dell’inizio del quinquennio (1,58).

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Il modello di business dei gruppi siderurgici russi

La pandemia di Covid-19 ha avuto ripercussioni sull’economia e la siderurgia russa meno pesanti rispetto alla maggioranza degli altri paesi europei. La produzione di acciaio è rimasta sul livello del 2019 grazie alla compensazione del calo del consumo interno con le esportazioni. Le vendite all’estero di semilavorati e prodotti di acciaio sono cresciute portando la Russia dal quarto al terzo posto nella classifica mondiale dei principali paesi esportatori, dopo Cina e Giappone. Più rilevante è stato invece l’impatto sui ricavi delle vendite in valore; i primi otto gruppi siderurgici del Paese (che rappresentano il 91% della produzione complessiva di acciaio) hanno accusato una contrazione del 23,8% del fatturato. Tuttavia, la redditività non ha subito variazioni negative, anzi gli indici di redditività delle vendite e dei mezzi propri sono addirittura aumentati rispetto al 2019, portandosi a livelli assai più elevati di quelli dei principali concorrenti a livello globale. Ciò si spiega con il particolare modello di business dei gruppi siderurgici russi, che li distingue nettamente da quasi tutti gli altri gruppi. Caratteristica fondamentale di tale modello di business è la forte integrazione verticale che vede presenti all’interno del gruppo tutte le fasi della filiera: a monte la produzione di materie prime (carbone, minerale di ferro e DRI) e di energia elettrica, in mezzo la fusione e la produzione dell’acciaio, a valle le lavorazioni dei semilavorati e la produzione dei prodotti da vendere ai settori utilizzatori. Questo modello di business offre alle aziende una copertura naturale contro la volatilità dei prezzi delle materie prime, consentendo di realizzare un profilo di costi più basso e di trattenere al loro interno il valore creato in ogni fase del processo, aumentando in questo modo i margini. Questo vantaggio competitivo spiega il fatto che l’internazionalizzazione dei gruppi siderurgici russi riguarda prevalentemente le fasi a valle della produzione di acciaio, ovvero le lavorazioni dei semilavorati, la commercializzazione di semilavorati a terzi trasformatori e la vendita dei prodotti finiti. La leadership di costo e l’efficienza dei processi produttivi rappresentano la strategia principale perseguita dalle aziende siderurgiche russe, una strategia che permette di destinare maggiori risorse ai progetti che contribuiscono al successo con i partners ed i clienti. La fidelizzazione di questi ultimi rappresenta la seconda strategia per importanza, che viene perseguita attraverso lo sviluppo continuo di soluzioni che permettono di migliorare l’efficienza e la profittabilità dei clienti. Infine, lo sviluppo di nuove capacità è la terza linea strategica che le aziende cercano di realizzare andando oltre i normali ambiti della produzione di acciaio, introducendo tecnologie e modelli di business all’avanguardia. Il punto di debolezza dei gruppi siderurgici russi sembra essere la scarsa dotazione di mezzi propri alla luce anche dei ritorni della gestione industriale. A questo riguardo va precisato che la politica dei suddetti gruppi è quella di trasferire gli utili alle società finanziarie di controllo (holding), con sede in molto casi all’estero, che poi li smistano alle società controllate in base alle loro necessità o li destinano per investimenti in altre iniziative.


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