AIM, a Brescia si apre il 41° Convegno nazionale
Al centro energia, riciclo e competenze. Pasini: ex Ilva, il valore dell’iniziativa delle 14 imprese
9 settembre 2026 Translated by Deepl
BRESCIA – Energia competitiva e a bassa impronta carbonica, disponibilità di competenze, qualità delle materie prime secondarie e nuove tecnologie. Sono alcuni dei nodi sui quali si giocherà la competitività della metallurgia nei prossimi anni. Temi che hanno segnato l’apertura, questa mattina a Brescia, del 41° Convegno nazionale dell’Associazione Italiana di Metallurgia (AIM), in programma fino a venerdì 11 settembre all’Università degli Studi di Brescia.
L’edizione 2026, intitolata “Il futuro tra ricerca e innovazione”, coincide con gli 80 anni dalla fondazione di AIM. La composizione del programma riflette il dialogo tra ricerca e industria che l’associazione promuove da sempre: circa il 45% dei contributi in programma nelle tre giornate proviene dal mondo universitario e il 46% da quello industriale, mentre la quota restante è riconducibile ad associazioni e centri di ricerca.
A caratterizzare il Convegno è inoltre la forte presenza di giovani relatori. «Circa il 45% delle presentazioni è realizzato da giovani: studenti, dottorandi e giovani professionisti che si stanno appassionando al mondo della metallurgia – ha sottolineato Annalisa Pola, presidente del Convegno e professoressa ordinaria di Metallurgia all’Università di Brescia –. Saranno loro ad affrontare le sfide del nostro settore negli anni a venire».
Proprio per valorizzarne il contributo, AIM ha introdotto quest’anno, per la prima volta, un premio destinato alle migliori presentazioni. Un riconoscimento simbolico, ma pensato per dare visibilità al lavoro delle nuove generazioni, che sarà assegnato nella giornata conclusiva del Convegno.
A Brescia, il confronto sul futuro si innesta su una lunga tradizione metallurgica. Rodolfo Faglia, direttore del Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Industriale dell’Università di Brescia, ha ricordato come il territorio abbia radici profonde nel settore, con realtà produttive la cui storia risale a diversi secoli fa.
A questa tradizione si affiancano oggi la formazione e la ricerca dell’Ateneo. Il Convegno AIM, secondo Faglia, rappresenta anche un esempio concreto della “terza missione” dell’università: trasferire sul territorio conoscenze e competenze e rafforzare il legame con le imprese.
Sul dialogo tra aziende, università e istituzioni si è soffermato anche Roberto Rossini, presidente del Consiglio comunale di Brescia, secondo il quale questa capacità di confronto sarà ancora più importante davanti a tre trasformazioni destinate a incidere profondamente sul territorio: rivoluzione digitale, transizione ambientale e cambiamento demografico.
Mapelli: l’energia tra le grandi sfide del futuro
Carlo Mapelli, presidente AIM e professore ordinario di Metallurgia al Politecnico di Milano, ha allargato lo sguardo alle trasformazioni che attendono il settore, individuando nell’energia una delle sfide decisive per il futuro della metallurgia.
Il titolo del Convegno, ha osservato Mapelli, esprime fiducia nel futuro e nel ruolo che ricerca e innovazione possono avere nel costruirlo. Un futuro che, tuttavia, porta con sé anche rischi e incertezze. In questo scenario, secondo Mapelli, resta attuale la missione con cui AIM fu rifondata nel 1946: creare uno spazio libero di confronto tra industria e ricerca e favorire la circolazione delle idee in un settore considerato già allora strategico.
La centralità della metallurgia emerge anche guardando alle innovazioni che hanno maggiormente contribuito alla crescita della produttività nell’ultimo secolo. Mapelli ha richiamato una classifica del 2020 che comprende, tra le altre, la rete elettrica, la lavatrice, il container marittimo standardizzato, il motore a combustione interna, la catena di montaggio, il computer, internet e lo smartphone. Innovazioni nelle quali metalli e tecnologie metallurgiche hanno avuto, direttamente o indirettamente, un ruolo rilevante.
A questa lista, ha osservato Mapelli, si potrebbe aggiungere oggi l’intelligenza artificiale. Proprio l’IA, però, rischia di diventare un nuovo concorrente dell’industria nell’accesso all’energia. Entro il 2030 i consumi elettrici globali dei data center, spinti anche dalla crescita delle applicazioni di intelligenza artificiale, potrebbero avvicinarsi ai 1.000 TWh all’anno, contro consumi dell’ordine dei 500 TWh indicati da Mapelli per la siderurgia mondiale.
Per l’industria metallurgica, quindi, il tema non sarà soltanto disporre di energia, ma assicurarsela a costi competitivi e con una bassa impronta carbonica. Serviranno inoltre reti adeguate e strumenti capaci di gestire una produzione elettrica sempre più articolata, anche attraverso sistemi di accumulo come i Battery Energy Storage Systems (BESS), già in forte sviluppo in diversi Paesi asiatici.
Per la decarbonizzazione, Mapelli ha indicato anche la cattura della CO₂ tra le soluzioni che potrebbero avere un ruolo nei prossimi 20-25 anni per quei settori nei quali sarà più difficile eliminare completamente l’impiego del carbonio, tra cui energia e metallurgia.
L’altro grande fronte indicato dal presidente AIM è quello dell’economia circolare. Recuperare i metalli consente di ridurre in misura significativa il fabbisogno energetico rispetto alla loro produzione a partire dalle risorse naturali. L’Italia parte da una posizione di eccellenza nel riciclo, con un tasso complessivo dei rifiuti tra i più elevati in Europa. Per la metallurgia, però, la sfida non sarà soltanto aumentare le quantità recuperate: «I rottami andranno sempre più selezionati», ha sottolineato Mapelli.
Il messaggio finale del presidente di AIM è stato rivolto soprattutto alle nuove generazioni: «Tra il futuro che non c’è ancora e la ricerca e l’innovazione che facciamo oggi c’è uno spazio che deve essere coperto dalla vostra creatività. Non c’è altra via».
Streparava: «L’80% delle imprese fatica a trovare persone»
Energia e capitale umano sono, secondo Paolo Streparava, presidente di Confindustria Brescia, due dei principali fattori che incidono sulla competitività delle imprese. Sul primo fronte, Streparava ha sottolineato come le aziende italiane continuino a sostenere costi superiori rispetto a quelli di altri Paesi europei, citando in particolare il confronto con la Spagna.
L’altro nodo è quello delle competenze. Circa l’80% delle imprese fatica a trovare le persone di cui ha bisogno e, anche quando riesce a reperirle, non sempre sono disponibili le competenze richieste. Un mismatch sul quale Confindustria Brescia sta lavorando anche attraverso iniziative rivolte alle discipline STEM, come “Eureka!” e “Brescia Making Future”.
Pasini: siderurgia lombarda competitiva, 14 imprese in campo sull’ex Ilva
Giuseppe Pasini, presidente di Confindustria Lombardia e presidente di Feralpi Group, si è soffermato sul peso dell’industria regionale. La Lombardia, ha ricordato, ospita circa il 17% della popolazione italiana, ma concentra quote sensibilmente superiori della ricerca, dell’innovazione e delle startup nazionali. Una base industriale che si riflette nella capacità di competere sui mercati internazionali, nonostante il rallentamento della domanda europea e le nuove tensioni sul commercio globale. In questo contesto, la siderurgia rappresenta una delle eccellenze del sistema produttivo regionale. Secondo i dati richiamati da Pasini, il comparto lombardo vale circa 22 miliardi di euro, pari a circa il 4% del fatturato nazionale del settore e al 7% del manifatturiero regionale, con un surplus commerciale dell’ordine dei 500 milioni di euro.
A livello nazionale, ha inoltre ricordato, quasi il 90% dell’acciaio viene prodotto attraverso forno elettrico, una caratteristica che distingue la siderurgia italiana per circolarità e impronta ambientale. Una competitività costruita, ha sottolineato Pasini, nonostante costi energetici più penalizzanti rispetto ad altri Paesi.
Pasini ha infine richiamato un tema di stretta attualità per la siderurgia nazionale: la manifestazione d’interesse promossa da Federacciai e sottoscritta da 14 imprese associate per una parte degli asset dell’ex Ilva.
Un’iniziativa che, secondo il presidente di Feralpi Group, testimonia la disponibilità degli imprenditori siderurgici italiani a muoversi insieme per «risollevare una situazione di grande crisi che si protrae ormai da tantissimi anni».
Stefano Gennari
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