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Coface: «Insolvenze in crescita, aumenta il rischio per le imprese»

Germania, Francia e Regno Unito tra i mercati da monitorare per l’export

In Italia, le insolvenze sono più stabili dopo l’impatto delle vecchie procedure nel 2025, ma vi sono segnali di peggioramento: «Sono in crescita». A dirlo è Coface, che ha calcolato, nello scorso anno, 15.459 insolvenze, il 30% in più del 2024 e il 28% in più del 2019. Lo ha spiegato Pietro Vargiu, Country Manager di Coface Italia, intervenuto oggi al webinar di siderweb MERCATO & DINTORNI.

Coface gestisce 724 miliardi di euro di esposizione del credito B2B nel mondo, di cui il 10% in Italia. Paese in cui circa 20% delle polizze è nel mondo dell’acciaio e dove il gruppo sta monitorando «gli effetti di politiche europee complesse sulla filiera a valle. C’è il rischio di un aumento dei prezzi nell’Ue – ha spiegato -. Le potenziali difficoltà di approvvigionamento che potrebbero derivarne rischiano di indebolire i settori a elevato utilizza di acciaio, per di più in un momento in cui i tassi di interesse stanno crescendo rispetto al passato». 

Un trend che è mondiale: «Le insolvenze d’impresa a livello globale – ha detto il Country Manager – sono ai massimi da 10 anni. Sono causate dal calo dei margini e dall’aumento degli oneri finanziari. E il conflitto in Medio Oriente rischia di farle aumentare ancora. Un dato che deve far riflettere in ottica di ricerca di nuovi clienti». «Vediamo – ha aggiunto - una crescita sostanziale del numero di nuovi assicurati, probabilmente per una diffusa attività di scouting, e meno richieste di fido su clienti abituali. Le nuove richieste, cioè, sono più alte dei rinnovi».

In questo scenario, Coface ha rivisto il “mappamondo” dei rischi percepiti in termini di garanzie sul pagamento delle transazioni commerciali. L’Italia è l’unico Paese dell’Europa occidentale in cui le performance sono diventate più complicate, con una valutazione rischio Paese indicata a livello B, cioè “fairly high”. La Germania, invece, è passata da una valutazione A2, “low”, ad A3, “satisfactory”, a conferma di un peggioramento del quadro di rischio.

Nella prassi, ha spiegato Vargiu, un indicatore per valutare l’evoluzione del rischio è la crescita del Pil: «Quando la crescita economica è al di sotto dell’1%, le insolvenze tendono ad aumentare; al contrario, diminuiscono quando la crescita supera questa soglia, al netto di eventuali modifiche di natura normativa». Un fenomeno che, secondo Vargiu, appare oggi particolarmente evidente in alcuni grandi Paesi europei, tra cui Germania, Francia e Italia. La situazione risulta invece relativamente meno accentuata nel Regno Unito e, in misura ancora maggiore, nei Paesi in via di sviluppo.

Per le imprese italiane con una forte esposizione all’export, quindi, le prospettive suggeriscono di attendersi qualche difficoltà di pagamento in più nei principali mercati di riferimento, in particolare Germania, Francia e Regno Unito. Per la Spagna, al contrario, le stime indicano qualche difficoltà in meno. «Si tratta, naturalmente, di proiezioni – ha chiarito Vargiu - e non di previsioni certe».


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