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Assofermet a Made in Steel

Grande successo per l’assemblea dell’associazione dei distributori italiani sulle sfide per il futuro

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RHO (MI)Confrontarsi per affrontare il cambiamento e trovare soluzioni condivise. È stato questo il tema principale di una gremita Assemblea annuale di Assofermet. Una sfida trasversale alle diverse anime dell’associazione che hanno pienamente condiviso lo slogan 2017 di Made in Steel, che ha ospitato l’evento: «Stronger together».

«Abbiamo scelto di dare un formato suggestivo al nostro incontro annuale – ha spiegato il presidente di Assofermet Roberto Lunardi -. Abbiamo voluto puntare sui temi dell’innovazione delle strutture commerciali e sui cambiamenti che stiamo affrontando a livello mondiale. Confidiamo che gli spunti possano essere veramente utili e stimolanti per tutti».

Due le tavole rotonde proposte alla platea, nella prima più orientata ad affrontare l’innovazione digitale si sono confrontati, moderati dal giornalista de Il Sole 24 Ore Lello Naso, Angelo Crippa, Enterprise Transformation Leader Europe, Middle East and Africa Amazon Web Services, Gianfranco Tosini, ufficio studi Siderweb, Tommaso Sandrini, presidente Assofermet Acciai, Michele Tacchini, presidente Assofermet Ferramenta.

Tosini ha avviato il dibattito tracciando un ritratto della distribuzione siderurgica italiana ed europea, che vede la prima avere una quota pari al 28% dei 5.000 distributori europei. Il che per la compagine dei distributori tricolore equivale ad essere composti soprattutto da piccole o medie realtà. Nel confronto con i competitor continentali, però, le aziende del nostro Paese risultano essere più performanti con un miglior rapporto Ebit-fatturato, del 2,3%, contro l’1,3%. Critica, secondo il rappresentante dell’ufficio studi di Siderweb, è invece la redditività dei mezzi propri.

Oltre all’impatto dei sistemi digitali Sandrini ha affrontato il tema delle aggregazioni, in cui vede all’orizzonte ancora delle grandi difficoltà, dal momento che le valutazioni e le esperienze fatte in precedenza hanno dimostrato che a volte «1+1 non faccia 2 ma 1,8, un fattore che limita i miglioramenti delle economie di scala nei matrimoni tra aziende».

Più provocatorio l’intervento di Crippa, che ha rimarcato come la digitalizzazione abbia incrementato l’«infedeltà» dei clienti. Un fenomeno di cui anche la distribuzione di acciaio dovrà tenere conto. Crippa ha lanciato anche un monito: «Se si pensa di vivere sullo status quo si rischia di avere delle brutte sorprese, perché le risorse digitali permettono di entrare in settori chiusi con scarsi investimenti».

Realtivamente a questo fenomeno Tosini ha rimarcato come in Cina vengano veicolati via web già 120 milioni di tonnellate di acciaio ed anche in Europa realtà come thyssenKrupp, Kloeckner e voestalpine abbiano già iniziato a muoversi in questa direzione.

Sandrini e Tacchini hanno spiegato che le rispettive realtà di riferimento sono consapevoli di quanto sta accadendo, ma che vedono ancora delle specificità nell’approvvigionamento e spedizione di acciaio a cui difficilmente il digitale potrà sopperire in tempi brevi.

Un pensiero a cui però il rappresentante di Amazon ha risposto: «Il digitale è solo l’inizio, una volta che i processi e le informazioni sono accessibili, è allora che si inizia a pensare a modelli di business rivoluzionari, lo abbiamo già visto negli altri mercati»


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