Cbam ed Ets: così il carbonio entra nel prezzo
siderweb ha portato il tema a Ecomondo, in un convegno organizzato in collaborazione con RICREA
5 novembre 2026 Translated by Deepl
RIMINI – Il biennio 2026-2027 segnerà un passaggio decisivo per la decarbonizzazione e la competitività dell’acciaio europeo. È quanto emerso nel corso del convegno dal titolo “Ets e Cbma: quali conseguenze per materie prime e acciaio?”, organizzato da siderweb in collaborazione con RICREA – Consorzio Nazionale Riciclo e Recupero Imballaggi Acciaio, dedicato alle ultime novità normative europee e al loro impatto sul mercato siderurgico.
Inseriti nel quadro del Green Deal europeo, Ets (Emission Trading System) e Cbam (Carbon Border Adjustment Mechanism) agiscono su fronti complementari: il primo sistema attribuisce un costo alle emissioni della produzione europea, con un tetto di quote gratuite per tonnellata di CO₂ equivalente che per l’acciaio si ridurrà progressivamente fino al 2034. Il secondo meccanismo applica un prezzo della CO₂ all’acciaio importato dai Paesi extra Ue, che in molti casi hanno regole climatiche meno stringenti; il regime definitivo è cominciato lo scorso 1° gennaio. L’obiettivo delle misure è incentivare la riduzione delle emissioni europee ed evitare la loro delocalizzazione in aree con standard ambientali inferiori.
Alle misure ambientali si è affiancato il nuovo sistema di contingenti tariffari sull’import di acciaio in Ue, entrato in vigore lo scorso 1° luglio, che prevede un ridimensionamento dei contingenti (circa -47% in volume rispetto al precedente sistema di Salvaguardia) e un aumento del dazio fuori quota dal 25% al 50%. Dal 1° ottobre è poi in vigore il regolamento che ha introdotto il criterio del “melt & pour”, che impone a chi importa acciaio in Ue di verificare e certificare il Paese in cui l’acciaio è stato fuso e colato. Non si tratta di strumenti del Green Deal, ma possono interagire con Ets e Cbam nel definire le condizioni competitive.
«Il costo del carbonio è destinato ad avere un peso crescente nelle scelte produttive e negli investimenti delle acciaierie europee – ha sottolineato Stefano Ferrari, responsabile dell’Ufficio Studi siderweb -. Per le imprese non cambiano solo il costo produttivo e il prezzo dell'acciaio: cambia anche la quantità di informazioni che sarà necessario raccogliere, verificare e trasmettere lungo la filiera».
Le prospettive 2026-2030 per l’acciaio: tre dinamiche
Sono tre le dinamiche che, secondo l’analisi dell’Ufficio Studi siderweb, influenzeranno in maggior misura il mercato siderurgico europeo.
La prima è la possibile intensificazione della protezione della produzione europea. «Se, in questo scenario, le importazioni diventassero più costose – ha ipotizzato Ferrari -, i produttori dell'Ue potrebbero beneficiare di una minore pressione competitiva. Questo potrebbe favorire i prezzi, i margini e, in presenza di una domanda adeguata, l'utilizzo degli impianti».
La seconda dinamica è l'aumento dei costi e degli investimenti. «L'evoluzione dell'Ets, il costo dell'energia e la necessità di sviluppare tecnologie produttive a basse emissioni richiederanno risorse importanti. La decarbonizzazione non sarà soltanto una questione ambientale: sarà anche una questione finanziaria e industriale» ha chiarito Ferrari.
La terza dinamica è una crescente segmentazione del mercato siderurgico. «Potremmo assistere a una distinzione sempre più marcata tra acciaio “convenzionale” e acciaio a basse emissioni, con una maggiore attenzione all'impronta carbonica, all'origine e alla tracciabilità dei prodotti. Ma il punto decisivo sarà la domanda. I clienti saranno disposti a riconoscere un sovrapprezzo per l'acciaio a basse emissioni? E soprattutto, l'industria europea sarà in grado di sostenere costi più elevati rispetto ai concorrenti internazionali? Da queste risposte dipenderà buona parte dell'evoluzione del mercato nei prossimi anni».
Il nodo della competitività della filiera a valle
Distributori, trasformatori e imprese che utilizzano acciaio potrebbero dover sostenere costi più elevati, è emerso dall’analisi, con il rischio che parte delle lavorazioni si sposti fuori dall’Europa se i prodotti finiti importati non saranno soggetti a condizioni equivalenti a quelle europee.
C’è poi la questione della domanda di acciaio a basse emissioni, il cui mercato è ancora in via di definizione e costruzione. Se i clienti non saranno disposti a valorizzare i prodotti “green”, il rischio è che gli investimenti necessari alla transizione non trovino un ritorno economico sufficiente. Inoltre, influiranno sul processo di decarbonizzazione dell’industria siderurgica la disponibilità di energia elettrica a prezzi competitivi, infrastrutture adeguate e tecnologie economicamente sostenibili.
«La transizione ecologica cambierà il mercato dell’acciaio europeo. Il suo successo, tuttavia, non si misurerà solo nella riduzione delle emissioni, ma anche nella capacità di mantenere in Europa produzione, investimenti, clienti e competitività – ha concluso Ferrari -. L’obiettivo è produrre un acciaio sostenibile che il mercato europeo possa ancora permettersi di acquistare, trasformare e utilizzare in modo competitivo. Anche per questo, e anche a seguito della mobilitazione di una parte dell’acciaio europeo, nell’ambito del Green Deal l'Europa sta cercando di correggere un'impostazione che, in alcuni casi, rischiava di sottovalutare gli effetti economici della transizione».
Redazione siderweb
RICREA: momento chiave per la filiera dell’acciaio
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