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Verso nuove competenze, digitali e comunicative

Fondamentale innovare, ma anche comunicare e creare cluster. La riflessione nella riunione del Tavolo Innovazione in Lgh

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CREMONA - La nuova sede di Lgh, multiutility che fornisce energia e servizi ambientali nella fascia meridionale della Lombardia, 1200 dipendenti e 600 milioni di euro di fatturato, è nel Polo tecnologico di Cremona (dove il cantiere è ancora aperto per le ultime rifiniture), nato grazie al Consorzio Crit. È quell’edificio, nell’area in via di riqualificazione dell’ex macello pubblico, simbolo della doppia vocazione della città: da un lato quella agricola, decennale; dall’altro quella tecnologica e digitale, più recente. «Stiamo lavorando anche con Brescia e Mantova - ha assicurato Antonio Vivenzi, presidente di Lgh - per individuare in questo polo tecnologico il competence center» per progetti condivisi di Industria 4.0, creando «sviluppo e competizione sul territorio».

Anche per questo si è scelto Cremona, il Polo tecnologico nascente, Lgh quale sede dell’ultima riunione del Tavolo innovazione e Rivoluzione Digital degli Stati Generali dell’ACCIAIO, con l’incontro del gruppo di lavoro che si è focalizzato su “Collaborazione competitiva e trasmissione dei saperi”.   

Posto che «un tempo era Ilva e che oggi in Italia non c’è un vero leader nell’innovazione», che la stragrande maggioranza delle aziende insegue il cambiamento, senza esserne l’origine, e che «il futuro sarà dei prodotti nuovi, non dell’innovazione di quelli già esistenti», come va affrontato il processo di innovazione nella filiera siderurgica? Quanto ai processi, bisognerà capire «come rendere gli impianti più flessibili e minimizzare il costo dell’input, nonché come raggiungere il massimo livello di ecocompatibilità» ha indicato Gianfranco Tosini, Ufficio studi di Siderweb. Nella parte distributiva, invece, «i canali esistenti farannoi conti con la digitalizzazione. Ci sarà - ha previsto Tosini - una razionalizzazione». 

Tavolo Innovazione Lgh top

Possibili aggregazioni nella distribuzione? 

Qualcuno si è mosso da tempo. «Abbiamo avviato un progetto pilota di e-commerce per acciaio al carbonio, inox e pannelli isolanti - ha spiegato Francesco Lombardo, Gruppo Manni -. I numeri cominciano a darci un feedback concreto, qualitativo e quantitativo». Per ora si trattano prodotti standardizzati, ma c’è già «a monte un lavoro di industry per la distribuzione di prodotti customizzati». La sfida è anche sui costi, visto che «l’85% deriva dalla movimentazione merci nei nostri magazzini».

Altri stanno ancora valutando il da farsi. Si muovono i primi passi sul canale di vendita digitale, «ma le quantità sono molto limitate, non ci porteranno certo a fare bilanci positivi» ha detto Enrico Vettorato, Assofermet. Secondo il quale ci sarebbe da lavorare anche sul giunto precedente della catena, il rapporto tra produttori e distributori: «C’è una certa tendenza dei primi a scavalcare totalmente l’intermediario»; possibile strategia per guadagnare peso sarebbe l’aggregazione, ma «per noi è molto difficile anche solo pensarla. In che modo, con chi e con quale apporto da parte dei soggetti? Eppure potrebbe essere l’unica salvezza per i piccoli e medi distributori». D’accordo Davide Ferrari, pure Assofermet. «Immagino un futuro in cui, in una collaborazione sia orizzontale che verticale lungo la filiera, si arrivi alla standardizzazione della codifica dei prodotti, per arrivare alla trasmissione digitale delle informazioni».   

Proprio sul fronte della digitalizzazione, stando a Nicola Pastorelli, Euro Sider Scalo, «è partito un volano. Stiamo analizzando molti dati, che fino a pochi mesi fa non sapevamo neppure di avere. Permettono di trovare soluzioni e aumentare la redditività nel giro addirittura di pochi giorni». Quanto all’integrazione, «stiamo lavorando a tutti i livelli, a monte, valle e trasversalmente. Abbiamo selezionato alcuni fornitori con i quali creare relazioni più stabili e forti. Com’è possibile trasferire informazioni in modo digitale, però, stiamo tentando di capirlo». 

Oltre la filiera, creando cluster 

«Il concetto di filiera è già vecchio, dobbiamo lavorare sui cluster», coinvolgendo università, banche, associazioni, ha insistito Emanuele Morandi, presidente di Siderweb. Anche di questo si parlerà a Made in Steel 2017, quando verranno presentate le tesi conclusive del percorso degli Stati Generali dell’ACCIAIO. Un punto non è in discussione: «Tutto ciò che faremo nel futuro, non potrà esistere senza l’acciaio».

E non lo è per nessuno, nonostante le grandi incognite sulla collaborazione competitiva. «Credo sia molto difficile quella orizzontale fra concorrenti diretti e su argomenti che riguardano il prodotto - secondo Francesco Semino, Acciaierie Venete -. È più facile immaginare una collaborazione di filiera verticale, che domani potrà arrivare anche a clienti e centri servizio». Che resterebbe comunque complicata, perché «con l’architettura attuale gli investimenti sono a macchia di leopardo. Si producono grandi quantità di dati, ma per generare efficienza si è costretti ad utilizzarli. Cambierà il mix di professionalità, perché il lavoro sui dati può essere astratto rispetto al prodotto finito».

Il cambio di mentalità è uno dei driver su cui stanno lavorando in ABS. «Nel 2016 abbiamo inaugurato una nuova organizzazione - ha spiegato Mattia Sala - con una visione 4.0. Significa proiettarsi verso l’analisi quotidiana della filiera, il monitoraggio per anticipare i trend ed essere pionieri dell’innovazione, la co-progettazione del prodotto insieme al cliente per rispondere alle esigenze future del mercato. È un lavoro che presuppone forti investimenti».

A differenza che in passato, «c’è più maturità nel capire l’importanza dell’utilizzo dei big data. Sono strumentali all’innovazione, non sono innovativi di per sé». Basti pensare che, ha anticipato Antonio Maresca, EY, «cominciano a nascere consorzi, anche tra competitor, per creare piattaforme e-commerce, in un’alchemica integrazione del portafoglio prodotti. È un punto da analizzare il modo in cui le piattaforme vengono legate alla catena produttiva e di vendita». 

 Tavolo innovazione Lgh

Risorse umane e finanziarie, ma anche comunicazione 

Quello verso la digitalizzazione è un processo che presuppone l’uso di risorse, umane e finanziarie. Sulle prime, «abbiamo qualche difficoltà ad allocare a nuovi progetti anche solo un neolaureato» ha detto Michele Bendotti, Forni Industriali Bendotti. Per contro, però, «la nostra forza è la flessibilità, la reattività, l’integrazione con tante piccole aziende. In una collaborazione verticale c’è lo scambio di informazioni, che permette anche di presentarsi in consorzi o Ati» per grandi progetti. Quanto alle risorse finanziarie, «siamo in un momento di rivoluzione. La banca vuole porsi come collaboratrice, non come mero cash dispenser, perché il margine dall’interesse è una componente di ricavo che va sempre più assottigliandosi» ha spiegato Costantino Miri, Banco BPM. Secondo il quale si dovrà lavorare anche sulla capacità degli stessi istituti a riconoscere la capacità di innovazione delle imprese. Cui viene chiesto uno sforzo: quello di agire, ma anche raccontarsi in modo efficace.

«È prematuro per la maggioranza delle aziende parlare di innovazione della propria comunicazione. Piuttosto - ha spiegato Roberto Nicolai, Branditylab -, si tratta di adattarla ad un mondo che è cambiato in modo dirompente». Tenendo presente che «oggi innova chi, invece di parlare, ascolta. La comunicazione non è più push, ma pull: sono i comportamenti degli utenti che vanno letti ed interpretati, per tirarli a sé». 

L’esempio dei pionieri della digitalizzazione 

Anche nell’acciaio si dovrebbe parlare ormai di «business to man. Non è solo con il prodotto che passa attraverso l’e-commerce, sono tanti i canali in cui si declina la proposta» ha detto Francesca Morandi, Morandi Group. Siamo abituati a usare il digitale nella nostra vita quotidiana, ma spesso mettendo piede nelle rispettive realtà lavorative «si ha l’impressione di fare un passo indietro. C’è la necessità di progettare il cambiamento, senza temere il trial & error approach» scelto dai grandi gruppi, pionieri della digitalizzazione. Risorse potrebbero arrivare dallo stanziamento di fondi per la siderurgia nell’ambito del programma europeo “Blueprint for sectoral cooperation on skills”. Lo ha segnalato Caterina Epis, Fondazione Promozione Acciaio: «Non è ancora chiaro il sistema di assegnazione, ma molto probabilmente andranno ai cluster, non alle singole aziende. È un’opportunità sistemica da cogliere» per migliorare le competenze digitali, in un contesto in cui «aumenta l’età media della forza lavoro».       

Nuove abilità che devono aiutare a centrare un obiettivo, quello di «riuscire a trovare uno spazio per guadagnare dal servizio, non dal prodotto». Lo ha spiegato Giancarlo Gervasoni, Zerouno Informatica, invitando a prendere esempio dal modello distributivo dell’informatica: da almeno 15 anni gli ordini sono in formato elettronico e non c’è più spazio di confronto per guadagnare margini dal prezzo del prodotto. La sfida è tutta sul servizio: «Non è misurabile quantitativamente e spesso il cliente non lo vuole pagare. Il servizio va esplicitato» perché possa portare valore.  

 

 

  

  

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