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Il mercato rimane forte nonostante le incertezze

Iran sotto gli occhi del mondo: dalle sanzioni opportunità per la Turchia e rischi per l’Italia

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Maggio si è aperto con un piccolo rimbalzo per il prezzo del rottame in Turchia e con il rafforzamento del minerale di ferro cinese, a sottolineare che, nonostante le incertezze geopolitiche, il mercato continua ad essere relativamente forte.
La scorsa settimana i maggiori player nel settore del rottame e delle billette si sono riuniti a Varsavia del consueto ritrovo organizzato dalla associazione Irepas in primavera. L’evento è spesso utilizzato dagli analisti per comprendere il sentiment del mercato. In questa occasione i segnali sono stati molto difficili da cogliere, per via delle incertezze collegate ai dazi imposti dagli USA per le importazioni di acciaio e la decisione di ricominciare ad implementare in modo graduale le sanzioni contro l’Iran. Il presidente di Irepas, nonché export manager di Icdas, ha commentato durante l’evento che «è diventato estremamente difficile prendere decisioni per via della persistente incertezza». Il mercato turco si calcola che sarà tra i più colpiti dalle nuove tariffe americane e le sue esportazioni di lunghi oltreoceano dovrebbe subire un forte colpo, ma nello stesso momento la riduzione di esportazioni dall’Iran a livello globale potrebbe aprire delle nuove opportunità per le acciaierie turche. Sulla scia di questa incertezza, il rottame ha avuto un piccolo balzo all’inizio di maggio, tornando a 355 dollari la tonnellata CFR Turchia, ma si è poi fermato completamente per via della mancanza di nuove vendite registrate sul mercato.
Sul fronte delle acciaierie elettriche, è interessante notare anche che durante la riunione a Varsavia si è confermato di nuovo, se mai ce ne fosse bisogno, che i prezzi degli elettrodi per le accieierie elettriche continueranno ad essere elevati per il resto del 2018. Metre molti sforzi si stanno facendo a livello globale per rilanciare la produzione di elettrodi in modo da ridurre la tensione in questo specifico mercato, la Cina entro la fine del 2018 inaugurerà nuovi forni elettrici capaci di produrre oltre 2 millioni di tonnellate. L’impatto del prezzo degli elettrodi sui valori, in particolar modo, dei prodotti finiti continuerà ad essere importante almeno fino a fine anno, non dando tanto spazio alle acciaierie di ridurre i prezzi dei loro prodotti finiti.
Nel frattempo in Cina il minerale di ferro nella prima parte di maggio si è rafforzato raggiugendo quasi i 68 dollari la tonnellata CFR Qingdao, a dimostrazione che la domanda cinese continua a tenere. Questa settimana la banca J.P. Morgan ha confermato il suo outlook per il 2018, con un valore medio del minerale di ferro per l’intero anno a 66 dollari la tonnellata. Sino ad oggi, il valore calcolato da Kallanish ha registrato una media di poco superiore ai 70 dollari la tonnellata, ma il mantenimento dei valori di poco al di sotto dei 70 dollari la tonnellata dimostra che il mercato rimane equilibrato.

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Opportunità e rischi: ArcelorMittal

Il maggior produttore di acciaio al mondo, ArcelorMittal, ha pubblicato il 10 maggio i risultati relativi al primo trimestre dell’anno, confermando che le dinamiche del mercato globale hanno goduto di un buon andamento in questa prima parte del 2018 nonostante qualche iniziale scetticismo. La società ha registrato un profitto netto di 1,2 miliardi di dollari, 20% superiore al risultato registrato nel primo trimestre dello scorso anno. Mentre le vendite dal punto di vista dei volumi sono cambiate di poco, ArcelorMittal ha registrato un netto miglioramento relativo ai prezzi medi di vendita a livello globale, aumentando per questo motivo il fatturato di quasi il 20%. L’aumento della profittabilità di ArcelorMittal conferma di nuovo che lo spread attuale tra i costi delle materie prime e i prezzi dei prodotti finiti continua a rimanere molto alto, dando benefici per lo più ai produttori di acciaio a livello globale. Al momento, per esempio, il prezzo dei coils a caldo cinesi offerti sul mercato internazionale sono superiori di circa 530 dollari la tonnellata rispetto al valore del minerale di ferro, a maggio lo scorso anno la differenza era inferiore ai 380 dollari la tonnellata e nel 2016 vicina ai 350 dollari la tonnellata. Le ultime accelerazioni relative all’imposizione di nuovi dazi e il lancio di nuove inchieste non faranno altro che aumentare ancora di più il potere delle acciaierie sui prezzi, regionalizzando la vendita dei prodotti in alcune aree e limitando quindi la competizione tra produttori in diverse aree geografiche.

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Europa nel mondo: il rimbalzo del dollaro
Molti degli occhi del settore siderurgico in queste ultime due settimane sono stati puntati sul recupero del dollaro nei confronti dell’euro. Il trend è iniziato a metà aprile, ma durante la prima parte di maggio la perdita di valore dell’euro nei confronti del dollaro ha accelerato, con inevitabili ripercussioni sul settore siderurgico. Negli ultimi mesi i prezzi europei dei prodotti piani sono stati sotto pressione a causa dei pochi nuovi ordini; se da un lato in Sud Europa la scarsa domanda ha portato ad una correzione dei prezzi, in Nord Europa il mercato ha retto meglio, assestandosi su livelli stabili per oltre un mese. Ciononostante l’incremento del dollaro ha risollevato gli animi delle acciaierie europee, rendendo ancora meno competitive le offerte di fornitori extra-europei e aumentando le possibilità di esportazione su mercati globali. Il 15 maggio l’euro è sceso stabilmente sotto i 1,190 dollari per la prima volta da dicembre 2017 e il trend negativo è destinato a continuare ancora nelle prossime settimane. I trader nel mercato hanno confermato che il balzo del dollaro ha chiuso anche le poche rimanenti possibilità di importazione dalla Turchia o dall’Egitto mentre molti osservatori pensano che le acciaierie europee potrebbero annunciare dei rialzi per i coils nel prossimo futuro se la situazione non cambierà significativamente. In Sud Europa, per esempio, i produttori turchi hanno dovuto alzare le loro richieste per i coils a caldo nettamente al di sopra dei 550-560 euro la tonnellata CFR Sud Europa, dando quindi ampio spazio alle acciaierie locali per tentare una ripresa dei livelli, scesi in alcuni casi al di sotto di 530 euro la tonnellata.

 

Fronte Italia: Iran e Ilva
Sul fronte italiano la prima parte di maggio è stata ricca di interessanti spunti, sia per quel che riguarda il futuro dell’Ilva che per la potenziale nuova difficoltà che scaturirà qualora il commercio con l’Iran verrà reso di nuovo difficoltoso dalla decisione di Trump di ricominciare ad implementare le sanzioni sull’Iran.
Sul fronte Ilva le incertezze in Italia si scontrano con l’entusiasmo di ArcelorMittal per aver ricevuto il via libera dalla commissione europea al suo piano di riorganizzazione europeo. La società lussemburghese ha comunicato che si aspetta che l’acquisizione di Ilva sarà finalizzata entro la fine di questo anno, ma l’incertezza politica italiana potrebbe rallentare il processo andando quindi ad incidere anche sulla vendita degli asset europei che ArcelorMittal ha promesso di effettuare.
Intanto dal prossimo anno è legittimo pensare che le importazioni in Europa dall’Iran saranno più complicate. L’Italia negli ultimi anni è stato tra i più rapidi Paesi dell’Unione europea a ristabilire rapporti commerciali con l’Iran importando, per esempio, oltre 300.000 tonnellate all’anno di semi-lavorati. La potenziale mancanza di questi prodotti sul mercato dal 2019 potrebbe essere bilanciata dal rilancio dell’Ilva, ma nel caso l’operazione tardasse ulteriormente i rilaminatori italiano dovranno trovare nuove fonti di approvigionamento, nonostante il persistente rischio che nuovi limiti alle importazioni verranno imposti dall’Unione europea nel prossimo futuro.

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