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Buzzi (Lucefin): nel 2020 le radici dell'attuale calo della domanda

L'intervento dell'amministratore del Gruppo Lucefin durante il webinar di siderweb dedicato agli acciai speciali

Translated by Deepl

Per spiegare il calo della domanda di acciai prodotti al quale stiamo assistendo da ormai numerose settimane bisogna necessariamente partire dal 2020. Lo ha affermato Giorgio Buzzi, amministratore delegato del Gruppo Lucefin, durante il webinar di siderweb "Acciai speciali: le sfide del mercato".

«Passiamo da un 2021 nel quale si prospettavano tre anni di forte crescita a un 2022 in cui di colpo abbiamo registrato un calo della richiesta – ha ricordato –. Se vogliamo dare una risposta a questo dobbiamo tornare al 2020, quando abbiamo chiuso i bilanci con scorte molto basse. Nel 2021 la ripresa economica ci ha portato davanti a una realtà quasi spaventosa: la mancanza di materie prime. Da lì è iniziato un forte aumento della domanda a causa della paura da parte di tutti gli utilizzatori di rimanere senza risorse». Una circostanza che, unita al fatto che tutte le acciaierie avevano destoccato nei mesi precedenti, ha portato a «un aumento dei prezzi sconsiderato», con «difficoltà anche per le acciaierie, trovatesi a evadere contratti chiusi precedentemente a prezzi molto bassi».

«Ci aspettavamo tutti – ha continuato Buzzi – che già a settembre-ottobre del 2021 avremmo assistito a un leggero assestamento delle quotazioni. La realtà dei fatti tuttavia ci ha posto di fronte all'aumento dei costi energetici che con lo scoppio del conflitto in Ucraina hanno raggiunto livelli insostenibili». Secondo l'ad del Gruppo Lucefin, nel 2022 la domanda ha iniziato a frenare a causa del fatto che molti operatori, spinti dal timore di non avere materie prime sufficienti, avevano acquistato più del necessario nel 2021. «Nel 2022 abbiamo registrato una situazione particolare: i primi tre mesi sono andati molto bene sull’onda lunga del 2021, ma gradualmente gli ordini hanno cominciato a diminuire».

Quanto all’andamento dei diversi settori utilizzatori, Buzzi ha parlato di relativa stabilità nel settore del movimento terra, che «dalle prime avvisaglie, anche per motivi legati alla guerra, avrà sicuramente un ulteriore rimbalzo verso fine anno. Oltre che dalla ricostruzione in Ucraina, la crescita della domanda arriverà anche da opere importanti e interventi legati al PNRR».

Buzzi non si sente di escludere una ripartenza dell’automotive negli ultimi mesi dell’anno. «È possibile, se pensiamo che i costi energetici sicuramente non caleranno e che le acciaierie ridurranno le laminazioni. A ciò si aggiunge l'andamento delle leghe. Per alcuni materiali notiamo un assestamento o una diminuzione, pertanto possiamo aspettarci anche delle carenze di materiale». A proposito di automotive, l'ad di Lucefin ha definito un'«anomalia» il calo delle immatricolazioni che si registra da quasi un anno a questa parte: «L'analisi andrebbe fatta sugli ordini effettivi, allora molto probabilmente i dati sarebbero diversi. Vero, comunque, che la transizione energetica e la volontà di spostarci sull'elettrico ha messo tutti in una condizione di attendismo non indifferente».

Interrogato sull’evoluzione della domanda, Buzzi ha sottolineato che «il cliente vuole la certezza da parte del proprio fornitore non solo della qualità ma, soprattutto, delle tempistiche di produzione. Il mercato è talmente isterico che bisogna riuscire a gestire la macchina e l'andamento delle richieste in maniera diversa rispetto al passato. La pianificazione appartiene a tanti anni fa». Di conseguenza, «la partnership, il legame forte con il proprio fornitore permette al cliente di gestire al meglio le proprie forniture».

Sul tema della transizione verde, Buzzi ha sostenuto che, in un mercato globale, i clienti non sono ancora pronti a pagare di più per dell'acciaio certificato "green": «Le politiche di produzione degli altri Paesi sono purtroppo diverse da quelle italiane». Quanto al fabbisogno energetico, ha ricordato che il gruppo non è "energivoro" ai livelli di un'acciaieria, «ma la pianificazione fatta sugli investimenti in questi anni fa sì che abbiamo comunque dei consumi importanti». La transizione energetica, ha continuato, «ci porta di fronte anche ad altri investimenti: mi riferisco all'attuazione di impianti fotovoltaici. Ne abbiamo appena installato uno, ma la politica del gruppo prevede l’installazione su tutti i plateatici degli stabilimenti sia produttivi sia non produttivi di impianti di questo tipo per arrivare a soddisfare almeno il 20-25% del nostro fabbisogno».

«Ci tengo a dire – ha sottolineato infine – che esistono differenze sostanziali tra i diversi Paesi. Abbiamo uno stabilimento produttivo in Repubblica Ceca, dove i costi energetici sono molto più bassi che in Italia. È logico che tutto l'Est europeo avendo questo vantaggio competitivo si pone nella produzione e distribuzione del materiale in maniera molto diversa rispetto a noi». E, sempre parlando di competizione, «non dimentichiamo che nei mesi passati la Russia ha invaso di billette la Turchia che ha poi riversato questo materiale sul mercato europeo direttamente o indirettamente, anche sotto forma di prodotto finito che oggi, rispetto a qualche anno fa, è migliore in termini di qualità. Si stanno creando delle situazioni in cui rischiamo di non essere competitivi non solo nella produzione, ma molto probabilmente anche nella trasformazione dell'acciaio. Dobbiamo riuscire a essere molto più veloci nelle scelte» ha concluso Buzzi, sottolineando anche l’importanza di avere una burocrazia molto più snella rispetto a quella che esiste oggi in Italia.


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