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Draghi: «Patto per l'Italia, cambiamo il Paese»

Bonomi (Confindustria): il Premier è l'uomo della necessità, completare le riforme

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Il possesso (o il dono, se si preferisce) della leadership viene sancito da segni esteriori. Come l’ovazione che ha accolto Mario Draghi alla fine del suo discorso all’Assemblea generale di Confindustria delle scorse ore. Ma la leadership si esprime soprattutto nelle parole e nei fatti – con i secondi che devono risultare quanto più congruenti possibile alle prime. E, così, è per il pragmatismo che ispira l’azione del presidente del Consiglio di questo (naturalmente complesso e complicato) governo di larghe intese, ultimamente sempre più conflittuale, anche in relazione all’approssimarsi delle elezioni amministrative di domenica 3 e lunedì 4 ottobre.

Dunque, ancor più in questo contesto politico, l’azione di Draghi, pure all’insegna di qualche rinvio tattico, mostra infatti gli stilemi di una leadership assai originale per il panorama abituale della vita pubblica italiana. Dove al centro della scena, in maniera postideologica, si collocano i fatti all’insegna di un progetto autentico di modernizzazione e di ricollocazione del sistema-Paese, all’interno di questa fase drammatica contrassegnata dall’emergenza pandemica, con un disegno di futuro e una prospettiva di rilancio per il dopo-Covid. Come delineato, per l’appunto, nel suo intervento davanti alla platea degli industriali, una sintesi esemplare delle prossime priorità dell’«agenda Draghi». Una fotografia molto precisa del contesto attuale e della situazione economica, e l’indicazione delle prospettive e delle politiche volte a stabilizzare la ripresa, con il riconoscimento del ruolo fondamentale e delle «virtù dell’impresa» (e di tutti coloro che vi lavorano).     

Carlo Bonomi aveva esplicitato l’auspicio che il premier (l’«uomo della necessità», come lo ha definito) resti al suo posto per portare a termine il lavoro avviato, e ha lanciato un messaggio chiarissimo, dicendo che Confindustria non vuole avere niente a che fare e si opporrà con decisione a chi flirta coi no-vax, provocando così la replica – al solito, piuttosto ambigua – di Matteo Salvini.

Il presidente di Confindustria ha ricevuto il plauso di Draghi per la piena collaborazione fornita dall’Associazione datoriale per l’estensione del Green pass a tutti i luoghi di lavoro, perché l’obiettivo è, come evidente, quello di scongiurare il ritorno alle chiusure per sostenere nel modo migliore la ripresa. Contraddistinta da numeri importanti, e più rosei delle stime effettuate in primavera, visto che ammonta al 6%, ed è anche accompagnata da una crescita occupazionale (avendo la consapevolezza del rischio di una ripresa senza un corrispondente incremento dei posti di lavoro).

E, quindi, una nota finalmente molto positiva, anche se il presidente del Consiglio ha invitato a mantenere una doverosa prudenza, poiché dopo la tremenda caduta del Pil del 2020 il rimbalzo era scontato, e la sfida più impegnativa coincide proprio con il rendere la «ripresa duratura e sostenibile». Un’altra dichiarazione significativa ha riguardato il tema – che giustamente suscita parecchia preoccupazione – del rincaro esponenziale delle bollette elettriche, rispetto al quale il premier ha annunciato un intervento deciso dell’ammontare complessivo di oltre 3 miliardi con l’obiettivo di tutelare in particolare le famiglie e i soggetti più deboli. E ha lanciato l’idea di un «Patto per l’Italia» necessario a sostenere lo sforzo produttivo, di cui «le buone relazioni industriali sono il pilastro». Una ricetta accolta molto positivamente da Confindustria, e che ha l’aria di puntare a una stagione di responsabilità e di neoconcertazione, quale logica risposta all’emergenza (anche economica) che sta vivendo il sistema-Paese, la cui significativa reazione produttiva deve essere supportata nel modo più condiviso possibile.

Una «prospettiva economica condivisa», come l’ha appunto chiamata Draghi, abituato a soppesare le parole e a comunicare fatti, anziché sfornare annunci. Uno dei segni della leadership autentica. E una considerazione dietro la quale si intravede un patto di natura economica e produttiva, che vuole altresì avere una forte valenza sociale.

 


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