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«È l’alba di una rivoluzione nel modo di costruire»

Più digitalizzazione, modelli previsionali e nuove regole di progettazione secondo l’architetto Patricia Viel

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«Siamo all’alba di una profonda rivoluzione del modo di progettare e costruire». Ne è convinta Patricia Viel, cofondatrice dello studio di progettazione Antonio Citterio Patricia Viel. Lo ha detto nel corso del webinar che siderweb ha organizzato in collaborazione con Guamari, la società di ricerca che presidia il mondo della progettazione e della costruzione, che si è tenuto questa mattina e che ha segnato l'inizio di una collaborazione che porterà fino a Made in Steel 2021.

In primo luogo, la pandemia di Covid-19 sta costringendo i progettisti a «ripensare le regole del progetto». Ormai «abbiamo i mezzi, grazie alla modellazione, per studiare i manufatti edilizi nel loro comportamento in termini previsionali. Dobbiamo lasciarci alle spalle il sistema di regole di carattere tipologico, di prevenzione e sicurezza, gestionale, igienico-sanitario, che sono un patrimonio che va lontano nel tempo, figlio di un modo di progettare che non è più il nostro» ha detto Viel, rispondendo alle domande del professor Aldo Norsa, direttore scientifico di Guamari. Sarebbe necessaria una «contaminazione funzionale»: negli edifici post Covid ci sarà bisogno di «un’ibridazione di funzioni, affinché offrano spazi per il lavoro flessibile e adattabile, ma anche ospitalità, luoghi per gli incontri».

In seconda battuta, sarebbe necessario ricominciare a pensare al design for manufacturing in maniera sistematica. Vuol dire – secondo Patricia Viel – «guardare al cantiere come luogo di assemblaggio di elementi evoluti, già controllati e certificati, siano essi in acciaio o misti. I cantieri devono essere veloci e avere un basso impatto ambientale».

Un cambiamento che va di pari passo con un’altra rivoluzione: «Oggi la digitalizzazione delle filiere, in particolare di quella edilizia, deve accelerare in modo esponenziale. Questo ci porterà – ha previsto Viel – a sfidare i regolamenti edilizi, di igiene per esempio, per far evolvere gli edifici verso modelli nuovi e innovativi».

E a titolo di esempio dei limiti che oggi si subiscono nella progettazione in acciaio, Patricia Viel ha portato il ponte edificato a cavallo dell’A4 e A8, che collega la città di Milano con l’area di Expo 2015. «Abbiamo lottato contro le normative dei viadotti autostradali dell’Anas, che vietano l’uso di profili chiusi – ha spiegato -, perché l’acciaio va controllato e manutenuto. Per questo, i profili portanti dell'impalcato sono tutti aperti».

 

E. B.