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Baosteel Italia: extra costi dalla Salvaguardia

Grondona: «I primi mesi del 2019 sono stati sotto il budget, ma a fine anno non ci saranno molti bilanci in rosso»

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RHO (Mi) - «Extra costi». Questo il principale effetto del provvedimento europeo di Salvaguardia per gli importatori di acciaio. Lo ha ribadito da Made in Steel il Managing Director di Baosteel Italia DIstribution Center Stefano Grondona, intervistato nel corso della manifestazione.

«È inutile negarlo: la Salvaguardia ci sta creando difficoltà, soprattutto sotto forma di extra costi piuttosto che di minori volumi in entrata – ha detto Grondona -. Per cercare di bilanciare gli arrivi nel rispetto delle quote periodiche previste, dobbiamo stoccarli anche per periodi piuttosto lunghi, in maniera da poter seguire l’andamento della domanda, oltre che i contratti annuali che ci legano ai clienti. Questo sistema comporta extra costi, che poi vengono in parte o in tutto assorbiti dagli utilizzatori finali, così come avviene negli Stati Uniti con la Section 232». 

Secondo il manager di Baosteel Italia, questo fenomeno acquisterà maggior evidenza nelle negoziazioni dei prossimi contratti di fornitura, quando si potrà ragionare sui nuovi livelli di quotazione, al netto della fase di confusione che l’introduzione dei provvedimenti di Salvaguardia ha causato agli importatori. «È un fenomeno di cui anche la Comunità europea sembra essersi resa cosciente. Pertanto mi aspetto che ne venga tenuto conto nel processo di revisione della normativa» ha auspicato il manager.

Grondona è convinto che parte dei fenomeni che già si possono vedere negli Stati Uniti potrebbe avvenire anche in Europa, qualora i provvedimenti protezionistici diventassero più stringenti, con una delocalizzazione degli impianti di produzione per ridurre i costi. «Credo che sul fronte della mobilità elettrica, le case automobilistiche abbiano commesso un errore di marketing – ha affermato -. Il fatto che abbiano fatto a gara ad annunciare ingenti investimenti per la progettazione e realizzazione di auto elettriche, dando l’impressione che da lì a poco la mobilità sarebbe stata solo di questo tipo, ha creato la sensazione tra i clienti che sarebbe stato opportuno aspettare ad effettuare la sostituzione dell’auto. Un sentiment che ha rallentato il mercato in maniera significativa. E un'aspettativa che non poteva essere soddisfatta, anche perché al momento l’Europa non è attrezzata per l’avvento di massa dell’auto elettrica».

Una difficoltà produttiva che emerge anche dai tender di fornitura del materiale, ad esempio l’acciaio magnetico: hanno durate anche di cinque anni, ma per quantitativi ancora lontani dalla produzione di massa. «Questa situazione di confusione da parte dei consumatori ha portato a una distorsione nelle propensioni all’acquisto. Sono state privilegiate auto piccole che comportano investimenti contenuti, in attesa di capire la futura evoluzione del mercato, oppure chi può ha deciso di rinviare l’acquisto a data da destinarsi».

Un consumo che ha avuto effetti concreti anche sui conti parziali del 2019, anche perché anche gli acquisti da parte degli utilizzatori sono diventati giornalieri, per azzerare qualsiasi tipo di operazione di stoccaggio. «Nel primo semestre, confrontandomi anche con i colleghi in fiera, siamo tutti leggermente al di sotto dei budget prefissati. Ma tutto sommato in maniera molto contenuta. Certo sei mesi fa c’era molto più ottimismo sulla possibile evoluzione della congiuntura. La seconda parte dell’anno, per ora, resta ancora un punto interrogativo. Credo però che, anche se vi sarà un ulteriore rallentamento, l’anno non sarà così negativo e dovrebbero esserci pochi bilanci in rosso».

 

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